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Transizione

Progetti comuni: l’Europa punta sull’energia

La lista dei Progetti di interesse comune dell’Ue indica nelle reti il motore della transizione e della sicurezza strategica del continente. Dalle interconnessioni elettriche ai grandi sistemi di accumulo, l’Italia si conferma snodo naturale tra Mediterraneo ed Europa.

C’è una geografia che non si vede sulle carte politiche, ma che determina il futuro economico e industriale del continente. È la geografia delle reti energetiche: cavi sottomarini, dorsali terrestri, corridoi dell’idrogeno, sistemi di accumulo. Con la lista dei Progetti di interesse comune (Pci) e dei Progetti di mutuo interesse (Pmi) dell’Unione europea, Bruxelles ha ridisegnato questa mappa, portando a 235 le infrastrutture considerate strategiche per la sicurezza energetica, la decarbonizzazione e l’integrazione dei mercati. Un salto in avanti netto rispetto alla precedente selezione, che segna una fase di accelerazione senza precedenti, non tanto perché i progetti passano dai 166 selezionati nel 2023 ai 235 di oggi, quanto perché molti di questi hanno come centro di gravità l’Italia. Nel complesso quella che arriva dall’Unione europea è una vera e propria dichiarazione politica e industriale che porta con sé un messaggio chiaro: l’energia del futuro passa dalle reti, dalla loro capacità di collegare Paesi, bilanciare sistemi diversi, assorbire la crescita delle rinnovabili e rendere l’Europa meno dipendente da fonti esterne.

L’Italia al centro dei corridoi energetici. Dentro la mappa dei progetti strategici per l’Ue, l’Italia occupa una posizione di rilievo. I progetti che la riguardano attraversano elettricità, idrogeno e stoccaggio, riflettendo il ruolo naturale del Paese come ponte energetico tra Mediterraneo ed Europa continentale. Dalle interconnessioni elettriche con Grecia, Montenegro, Tunisia e Svizzera, ai grandi sistemi di pompaggio idroelettrico, fino ai corridoi dell’idrogeno che guardano al Nord Africa e al Centro Europa, emerge un disegno coerente: rafforzare la resilienza del sistema e trasformare la posizione geografica in un vantaggio strategico.

Non si tratta solo di aumentare capacità di trasporto. In gioco c’è la possibilità di integrare su scala continentale produzioni rinnovabili molto diverse tra loro, stabilizzare i mercati, ridurre la volatilità dei prezzi e sostenere la competitività industriale. In questo scenario, le reti non sono più infrastrutture passive, ma vere piattaforme abilitanti.

Terna stazione elettrica Piossasco interconnessione Italia Francia
La stazione di Piossasco, in Piemonte, vista dall'alto: da qui parte l’interconnessione elettrica tra Italia e Francia (foto Terna).

Reti elettriche: la spina dorsale della transizione. La nuova lista Pci conferma un dato ormai evidente: senza reti adeguate, la transizione energetica resta incompiuta. La crescita delle rinnovabili, soprattutto non programmabili, richiede infrastrutture capaci di gestire flussi variabili, scambi transfrontalieri e nuove esigenze di flessibilità. È qui che le interconnessioni elettriche diventano decisive, non solo per la sicurezza degli approvvigionamenti, ma anche per l’efficienza complessiva del sistema europeo.

L’Italia, con il suo mix di collegamenti terrestri e marittimi, è chiamata a giocare un ruolo da protagonista. I nuovi progetti selezionati dall’UE rafforzano questa vocazione e confermano la centralità del Paese nella costruzione di un mercato elettrico sempre più integrato. E così tra le novità inserite nella nuova lista compare l’elettrodotto Medlink che collegherà la Sicilia alla Tunisia, il Sa.Co.I. 3 dalla Penisola alla Corsica e alla Sardegna, la linea interna Montalto e Avenza (HG North Tyrrhenian Corridor) e l’interconnessione con la Tunisia ovvero il progetto Elmed.

Terna posa cavo Tyrrhenian Link Termini Imerese
Un momento dell'attività di posa di un cavo elettrico sottomarino del Tyrrhenian Link, a Termini Imerese (foto Terna).

L’idrogeno entra nelle reti europee. Accanto all’elettricità, l’idrogeno fa il suo ingresso strutturale nella pianificazione europea. I corridoi selezionati nella lista Pci mostrano come Bruxelles consideri ormai questa molecola possibile parte del futuro energetico.

Per l’Italia, i progetti di idrogenodotti verso Grecia e Svizzera e il collegamento con il Nord Africa aprono scenari nuovi, in cui le infrastrutture esistenti e quelle future dovranno dialogare con le reti elettriche. È una sfida di integrazione tecnologica e regolatoria, che richiede competenze avanzate e una visione di lungo periodo.

Il ruolo strategico di Terna. In questo contesto complesso e in rapida evoluzione, il ruolo di Terna emerge con chiarezza. Come gestore della rete di trasmissione nazionale, Terna è uno degli attori chiave nella realizzazione e nell’integrazione delle infrastrutture strategiche individuate a livello europeo. Il rafforzamento delle interconnessioni, lo sviluppo di soluzioni innovative per l’integrazione delle rinnovabili, l’attenzione alla sicurezza e alla resilienza del sistema sono elementi centrali della sua azione.

I progetti europei non sono iniziative isolate, ma si innestano in una strategia industriale che vede Terna impegnata a trasformare la rete in un’infrastruttura sempre più digitale, flessibile e interconnessa. È attraverso questa evoluzione che l’Italia può contribuire in modo concreto agli obiettivi europei di decarbonizzazione e indipendenza energetica.

Terna posa cavo sottomarino Capri
Posa di un cavo sottomarino a Capri (foto Terna)

Dalle liste europee ai territori. Dietro le sigle e le mappe, ci sono cantieri, territori, comunità. I Progetti di interesse comune non sono solo strumenti per accelerare autorizzazioni e investimenti, ma occasioni per modernizzare infrastrutture esistenti, ridurre colli di bottiglia storici e accompagnare lo sviluppo delle rinnovabili. La sfida è coniugare visione europea e attenzione locale, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. È in questo equilibrio che si gioca il successo della nuova stagione energetica europea. E le reti, ancora una volta, ne sono la chiave.