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Transizione

L’energia del futuro prende spunto dalle tecnologie del passato

Lo stoccaggio dell’elettricità è tra i fattori abilitanti per integrare sempre più rinnovabili su larga scala. Dalle batterie al litio, all’utilizzo della sabbia, dei mattoni e della gravità, per una maggiore sostenibilità.

Nel pieno della corsa globale all’elettrificazione, tra data center, auto elettriche, pompe di calore e reti intelligenti, la soluzione a uno dei nodi più complessi della transizione energetica potrebbe arrivare da materiali ed elementi naturali che l’umanità utilizza da millenni. Sabbia. Mattoni. Gravità.
È un paradosso solo apparente perché la sfida non è semplicemente produrre più energia rinnovabile, ma conservarla quando il sole non splende e il vento non soffia per poterla utilizzare quando serve di più. Secondo la International Energy Agency (IEA), lo stoccaggio è una delle condizioni abilitanti per un sistema elettrico decarbonizzato: senza capacità di accumulo flessibile e di lunga durata, l’integrazione massiccia di rinnovabili non è tecnicamente né economicamente sostenibile.
Le batterie agli ioni di litio sono quelle attualmente più diffuse, anche se presentano alcuni limiti: degradazione nel tempo, cicli finiti, difficoltà di riciclo, dipendenza da materie prime critiche concentrate in poche aree del mondo. In un sistema elettrico progettato per durare decenni, se non secoli, serve pertanto qualcosa di più resiliente. E così, mentre la tecnologia corre verso l’iper-digitale, la ricerca torna all’origine.

Sabbia che accumula calore
In Finlandia, la startup Polar Night Energy ha sviluppato una “batteria di sabbia”. L’azienda ha riempito un grande silos con sabbia comune, riscaldata con energia elettrica in eccesso fino a oltre 500 °C. Il calore è poi conservato per settimane o mesi e rilasciato nei momenti di necessità, ad esempio per ilteleriscaldamento urbano.
Il principio è elementare: l’energia elettrica in surplus è trasformata in calore attraverso resistenze, la sabbia lo immagazzina grazie alla sua elevata capacità termica e alla stabilità chimica, e il sistema lo restituisce su richiesta. Non serve alcun elemento come litio o cobalto, non c’è degrado chimico significativo, l’accumulo è possibile grazie solo a un materiale comune e disponibile praticamente ovunque.
La differenza rispetto alle batterie elettrochimiche? Con la sabbia non si accumula elettricità ma calore. Tuttavia, in un’Europa dove una quota rilevante dei consumi energetici riguarda il riscaldamento, lo stoccaggio termico a lungo raggio può diventare un pilastro della sicurezza energetica. Un mattone o un granello di sabbia possono essere scaldati e raffreddati per decenni senza perdere capacità. È una logica diversa: non l’obsolescenza programmata di un dispositivo elettronico, ma la durabilità quasi geologica della materia.

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I mattoni diventano batterie
Proprio come la sabbia anche il mattone, simbolo dell’edilizia più antica, sta sperimentando una seconda vita energetica. Sistemi di accumulo termico ad alta temperatura utilizzano infatti blocchi ceramici o refrattari riscaldati fino a 1.000 °C con elettricità rinnovabile in eccesso. Il calore può essere riconvertito in vapore per processi industriali o, attraverso cicli termodinamici, nuovamente in elettricità. La forza di questo sistema è la longevità dei materiali ceramici che non subiscono le reazioni elettrochimiche che degradano le batterie tradizionali e possono quindi operare per decine di migliaia di cicli. In un’ottica di economia circolare, proprio i mattoni sono riciclabili e privi di metalli critici, una risposta diretta a una domanda sistemica: come costruire un’infrastruttura elettrica che non sia pensata per stagioni o per cicli di mercato, ma per generazioni.

La gravità come accumulatore
Ancora più essenziale è la tecnologia delle “gravity batteries”. Aziende come Energy Vault o Gravitricity stanno sviluppando sistemi che accumulano energia sollevando masse (blocchi di calcestruzzo o pesi in acciaio) per poi generare elettricità quando queste vengono fatte scendere.
In alcuni casi, si utilizzano torri dedicate, in altri si recuperano miniere di carbone dismesse, trasformando vecchi asset industriali in infrastrutture per la transizione. Il principio è lo stesso delle centrali idroelettriche a pompaggio, ma senza necessità di bacini idrici: si sfrutta la forza di gravità come batteria meccanica.
La durata potenziale di questi sistemi è di decenni, con una manutenzione limitata e l’assenza di materiali rari. È anche un esempio di come la transizione energetica possa intrecciarsi con la rigenerazione territoriale.

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Torre di stoccaggio Energy Vault in Svizzera. Energy Vault è un’azienda specializzata nello stoccaggio di energia a lunga durata basato sulla gravità e sull’energia cinetica (Marlon Trottman/Shutterstock.com).

Dalle arance di Siviglia ai rifiuti energetici
A Siviglia è stato avviato un esperimento utilizzando le arance, quelle amare, che cadono dagli alberi cittadini e che tradizionalmente rappresentano un problema di smaltimento: sono trasformate in biogas per alimentare impianti di depurazione e generare elettricità. È un progetto promosso dalla società municipalizzata locale in collaborazione con l’università di Siviglia, e che unisce economia circolare e produzione energetica. Non si tratta, al momento, di grandi volumi in termini di gigawattora, ma di un cambio di paradigma che dimostra come il sistema elettrico del futuro sarà sempre più integrato con i flussi urbani, agricoli e industriali.

Una questione di sistema, non di singola tecnologia
Queste soluzioni non sostituiranno integralmente il litio. Piuttosto, lo affiancheranno in un mosaico tecnologico complesso. Lo stoccaggio elettrochimico resta fondamentale per la regolazione rapida e per la mobilità elettrica, ma per l’accumulo di lunga durata le soluzioni termiche e meccaniche offronovantaggi strutturali in termini di costi, sicurezza e durata.
Secondo gli scenari dell’International Energy Agency, la capacità globale di accumulo dovrà crescere di molte volte entro il 2030 per allinearsi agli obiettivi climatici e questo implica una diversificazione tecnologica inevitabile. La vera sfida, quindi, è integrare queste innovazioni in una rete elettrica sempre più complessa, interconnessa e digitale. Raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050 sarà possibile solo sviluppando e potenziando le infrastrutture di trasmissione e trasporto dell’elettricità, incrementando la produzione di energia rinnovabile e prevedendo una adeguata diffusione dei sistemi per l’accumulo: tre elementi chiave nel supportare la transizione energetica.