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Sfide

Da rifiuto a risorsa: la nuova sfida della transizione ecologica e digitale

La crescita dei data center e la grande richiesta di energia per alimentarli ha spinto la ricerca di soluzioni green, con energia prodotta dal riutilizzo di gas di discarica e di altri scarti.

La veloce espansione dell’impiego dell’Intelligenza Artificiale e del cloud sta spingendo il settore dei data center verso un massiccio aumento dei consumi di energia, ponendo una seria sfida alla sostenibilità e alla stabilità della rete elettrica tradizionale. In questo contesto stiamo assistendo a una rivoluzione silenziosa dove l’industria diventa protagonista e pioniera con soluzioni off-grid che combinano fonti rinnovabili e, in un approccio audace oltre che circolare, energia prodotta dai rifiuti.

Un modello di economia circolare dal Regno Unito. La start-up britannica Carbon3.ai ha presentato un piano ambizioso da 1 miliardo di sterline per costruire data center “verdi” e “sovrani”, alimentati da fonti energetiche non convenzionali. L’azienda promette di trasformare i rifiuti in “potenza di calcolo”, utilizzando l’energia catturata da gas di discarica, incenerimento di rifiuti e impianti solari, evitando così sovraccarico e alti costi della rete nazionale. Un approccio che non solo risponde alla crescente domanda, ma affronta anche la questione della sovranità dei dati, garantendo che informazioni sensibili per settori come difesa e sanità rimangano all’interno dei confini fisici e legali dello Stato. Con il primo sito previsto nelle East Midlands per marzo 2026 e un forte sostegno iniziale da Valencia Energy – azienda di energie rinnovabili che produce utilizzando gas da rifiuti di discarica – Carbon3.ai punta a “portare nel futuro” i siti dismessi (brownfield sites), con l’obiettivo di mantenere saldamente in mani britanniche la proprietà e il controllo di questa nuova infrastruttura digitale. La strategia mira a rendere l’energia più economica e sostenibile, in un contesto in cui gli alti costi energetici del Regno Unito, e non solo, rischiano di frenare lo sviluppo delle infrastrutture digitali necessarie al forte sviluppo dell’AI.

Il contesto italiano: richieste più che raddoppiate in un solo anno. Anche nel nostro Paese la necessità di conciliare la crescita esponenziale dei data center con la sostenibilità ambientale è al centro dell’attenzione. Le richieste di connessione alla rete di trasmissione nazionale aumentano di mese in mese: a fine 2025 erano 411 per una potenza di 69,05 GW, un valore più che raddoppiato rispetto ai circa 30 GW di fine 2024, mentre a fine gennaio 2026 il numero delle pratiche è salito a 449 per un valore di 78,79 GW. Sebbene non ci sia un caso identico al modello “gas da discarica” di Carbon3.ai, l’industria italiana sta esplorando diverse soluzioni “green” per i data center.

Aruba, ad esempio, è attivamente coinvolta in iniziative a livello europeo, come il Climate neutral data center pact, che punta a rendere i data center climaticamente neutri entro il 2030. La strategia della società, che offre servizi online come hosting, domini, e-mail, PEC e cloud, è quella di creare data center “green by design”, alimentati al 100% da energia rinnovabile certificata (GO - Garanzia di Origine), prodotta anche tramite impianti fotovoltaici e idroelettrici di proprietà. L’efficienza energetica e il recupero di calore sono pilastri fondamentali per unire una soluzione sostenibile alla sempre maggiore necessità energivora dei data center.

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Corridoio data center con rack server dotati di sportelli in vetro e indicatori LED di stato (Vectorfusionart/Shutterstock.com)

L’impatto normativo. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ricopre un ruolo chiave in questo ambito attraverso la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in conformità con la normativa italiana ed europea. I progetti di data center di grandi dimensioni, o situati in aree sensibili, sono infatti soggetti a procedure di VA (o più spesso di VIA) che richiedono una valutazione approfondita di tutti gli impatti ambientali potenziali, dalla fase di costruzione a quella operativa.
La documentazione richiesta deve dimostrare come il progetto intende ridurre al minimo il consumo di risorse energetiche e come gestirà gli scarti, in linea con i principi dell’economia circolare.

Le linee guida e i criteri valutati dal MASE incoraggiano fortemente l’adozione di soluzioni che migliorino l’efficienza energetica dei data center e, sebbene non vi sia un valore minimo imposto per legge, il MASE valuta positivamente i progetti che dimostrano un PUE (Power Usage Effectiveness) basso (vicino a 1), indicando un uso più efficiente dell’energia per il calcolo rispetto al raffreddamento e ad altri servizi ausiliari. Viene, inoltre, promossa l’integrazione di fonti rinnovabili direttamente negli impianti o tramite contratti di acquisto di energia (PPA - Power Purchase Agreements) che garantiscano l’origine “verde” dell’elettricità.

L’aspetto più strettamente legato all’economia circolare è la richiesta di considerare il recupero del calore di scarto generato dai server. Il MASE valuta la fattibilità di convogliare questo calore per usi civili o industriali – ad esempio, teleriscaldamento – riducendo sia lo spreco energetico che l’impatto termico sull’ambiente e, cosa più importante, i progetti devono dimostrare di non destabilizzare la rete elettrica nazionale o locale, un tema centrale per il lavoro di Terna, che ne è il gestore e garante della stabilità e della resilienza. L’obiettivo è quello di incoraggiare soluzioni di autoproduzione energetica o di stoccaggio per minimizzare il prelievo di energia nei momenti di picco dei consumi. Di fronte a questa domanda crescente, l’Italia, come il Regno Unito, necessita di una pianificazione strategica integrata per lo sviluppo dei data center che scongiuri il rischio di criticità energetiche e infrastrutturali.