Nell’arco di dodici mesi, il subcontinente indiano ha scritto un capitolo storico nella sua transizione verso un modello energetico sostenibile. Grazie a un pacchetto di investimenti pari a circa 22,3 miliardi di dollari, il Paese ha aggiunto oltre 50 GW di potenza generata da fonti rinnovabili (in gran parte solare, con 35 GW) portando la capacità non-fossile totale a circa 262 GW, su un valore complessivo di 510 GW. Questo significa che, con oltre il 50% di capacità installata da fonti non-fossili,l’India ha raggiunto il suo target green con cinque anni di anticipo rispetto all’obiettivo previsto dall’Accordo di Parigi. Inoltre, questa accelerazione ha proiettato l’India al top nella classifica mondiale dei Paesi con la quota più alta di rinnovabili, dietro Stati Uniti e Cina.
Il contesto energetico di un’economia in crescita. La rapida espansione delle rinnovabili è parte di una trasformazione più ampia dell’economia energetica indiana, che deve però confrontarsi con una domanda in forte crescita, la dipendenza dal carbone e obiettivi ambiziosi per il 2030.
L’India è oggi una delle economie che cresce più rapidamente al mondo e con essa la domanda di elettricità. Secondo le previsioni, infatti, il fabbisogno energetico nazionale potrebbe quadruplicare nei prossimi decenni. Tuttavia, per mantenere la competitività, ridurre l’inquinamento atmosferico e onorare gli impegni climatici, il Paese sta accelerando notevolmente l’adozione di energie pulite.
Pur con il record delle rinnovabili, il carbone continua a svolgere un ruolo significativo nella produzione di energia elettrica, soprattutto nelle ore di picco o quando le condizioni meteo limitano la generazione solare ed eolica. Questo “paradosso” di crescita verde accanto a un forte uso di combustibili fossili spinge l’India a esaminare strategie ibride, incluse politiche di stoccaggio energetico e nuove tecnologie nuclear-friendly.