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Sfide

La nuova mappa elettrica d’Europa

Nel piano decennale di Entso-E salgono a 268 i progetti in tutto il continente per la trasmissione e lo stoccaggio di energia.

C’è un numero che racconta meglio di qualunque slogan la trasformazione energetica europea: 268. È il totale dei progetti inseriti nel nuovo portafoglio TYNDP 2026 di ENTSO-E, il piano decennale con cui l’Europa programma la costruzione della rete elettrica del futuro. Dentro ci sono 199 progetti di trasmissione e 69 per sistemi di accumulo energetico distribuiti in tutto il Continente.
Il TYNDP (acronimo di Ten-Year Network Development Plan) è la vera architettura energetica europea, il documento strategico che definisce dove dovranno passare le future autostrade elettriche, quali Paesi dovranno essere maggiormente interconnessi e quali infrastrutture saranno decisive per integrare le fonti rinnovabili e garantire la sicurezza energetica.
Dietro il TYNDP c’è ENTSO-E, l’associazione che riunisce 40 gestori dei sistemi di trasmissione elettrica di 36 Paesi europei, tra cui Terna per l’Italia, con un obiettivo comune: garantire che la crescita delle energie rinnovabili si traduca in un sistema energetico sicuro, efficiente e interconnesso, capace di trasportare l’energia dove serve, quando serve, a beneficio dei cittadini e dell’economia europea.
Perché il paradosso della transizione energetica è ormai evidente. L’Europa produce sempre più elettricità verde, ma senza reti adeguate rischia di non riuscire a utilizzarla in modo efficiente.

Il secolo delle interconnessioni. La nuova geografia energetica europea nasce soprattutto da una parola: interconnessione. I grandi flussi elettrici del futuro non saranno più confinati nei singoli Paesi, ma attraverseranno l’Europa seguendo la disponibilità di vento, sole, idroelettrico e la capacità di accumulo dei sistemi di stoccaggio.
Il Mare del Nord, ad esempio, sta diventando il principale hub eolico offshore europeo. L’Europa meridionale, invece, punta maggiormente sul solare. I Balcani e l’area mediterranea sono destinati a diventare snodi strategici per lo scambio di energia.
Per gestire questa nuova complessità servono reti ad alta capacità, sistemi HVDC, cavi sottomarini e nuove tecnologie di gestione digitale dei flussi elettrici. Il TYNDP 2026 nasce proprio per coordinare questo gigantesco mosaico infrastrutturale.
Il piano viene aggiornato ogni due anni e rappresenta anche la base tecnica per individuare i PCI, i Projects of Common Interest dell’Unione Europea, cioè le opere considerate strategiche per la sicurezza energetica continentale.
La crescita del numero di progetti inseriti nel nuovo portafoglio - 59 in più rispetto ai 210 complessivi del piano del 2024 - fotografa una fase storica in cui le reti stanno tornando al centro della politica industriale europea. Dopo anni in cui l’attenzione era concentrata quasi esclusivamente sulla produzione rinnovabile, oggi Bruxelles riconosce che senza infrastrutture di trasmissione la transizione rischia di rallentare.

L’accumulo diventa la nuova frontiera del sistema energetico. Uno degli elementi più significativi del TYNDP 2026 è la crescita dei progetti di accumulo energetico. I 69 sistemi storage (che includono anche i pompaggi idroelettrici) inseriti nel piano - erano 33 nel 2024 - rappresentano il segnale più evidente di come il sistema elettrico europeo stia entrando nell’era della flessibilità.
La produzione rinnovabile, infatti, è per definizione intermittente. Il sole non splende sempre, il vento non soffia con continuità. Per questo motivo le grandi batterie e i sistemi di accumulo stanno diventando indispensabili per garantire stabilità alla rete.
Negli ultimi anni l’Europa ha compreso che il problema non è soltanto produrre energia verde, ma riuscire a conservarla e distribuirla quando necessario. Il nuovo mix energetico richiede dunque una combinazione tra reti più forti e sistemi di storage sempre più diffusi.
Gli studi energetici europei mostrano che accumuli e interconnessioni rappresentano una coppia strategica: le batterie permettono di assorbire i picchi produttivi delle rinnovabili, mentre le reti transfrontaliere consentono di redistribuire l’energia dove serve.
È un cambiamento profondo anche dal punto di vista geopolitico. In passato il sistema energetico europeo dipendeva soprattutto dalle rotte del gas e del petrolio. Oggi la sicurezza energetica si gioca sempre di più sulla capacità di gestire reti intelligenti, accumuli e connessioni elettriche continentali.

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Sistemi di stoccaggio a batterie e sostegni per la trasmissione dell'alta tensione (foto Terna).

L’Italia al centro del Mediterraneo energetico. In questo scenario l’Italia occupa una posizione particolare. La nostra penisola è infatti uno dei principali ponti energetici naturali tra Europa continentale, Balcani, Nord Africa e Mediterraneo orientale. Non è un caso che siano numerosi i progetti che riguardano il nostro Paese, tra cui le interconnessioni con Montenegro, Tunisia, Slovenia, Grecia, Austria e Svizzera e ancora, tra gli altri, il Sa.Co.I.3 (tra Sardegna, Corsica e Italia), il Tyrrhenian Link e l’Adriatic Link.
Negli ultimi anni Terna ha accelerato gli investimenti sulle grandi dorsali elettriche e sulle interconnessioni internazionali, puntando a trasformare il Paese in un hub strategico per i flussi energetici europei.
I grandi cavi sottomarini in corrente continua, le nuove connessioni con l’estero e il rafforzamento della rete interna rispondono tutti alla stessa logica: aumentare la capacità di trasporto dell’elettricità rinnovabile e migliorare la sicurezza del sistema.
La sfida italiana è particolarmente complessa perché il Paese presenta forti differenze territoriali nella produzione energetica. Il Sud e le isole stanno diventando aree ad altissima generazione rinnovabile grazie a solare ed eolico, mentre i grandi consumi industriali restano concentrati soprattutto nel Nord. Questo rende essenziale la realizzazione di nuove dorsali capaci di trasferire grandi quantità di energia lungo la penisola. Allo stesso tempo l’Italia può giocare un ruolo crescente neicollegamenti energetici mediterranei. Le future interconnessioni con il Nord Africa potrebbero, infatti, trasformare il Paese in una piattaforma strategica per l’importazione e la redistribuzione di energia verde verso il resto d’Europa.

Le reti come infrastruttura geopolitica. Oltre a essere un piano tecnico, il TYNDP 2026 è anche un documento geopolitico. La guerra in Ucraina e la crisi energetica degli ultimi anni dovuta anche alla situazione in Medioriente, hanno mostrato con chiarezza quanto le infrastrutture energetiche siano diventate un elemento centrale della sicurezza europea.
Per decenni l’Europa ha costruito la propria competitività industriale su energia relativamente economica e abbondante. Oggi il Continente deve affrontare una sfida completamente diversa: creare un sistema energetico decarbonizzato e resiliente.
In questo nuovo scenario le reti di trasmissione elettrica assumono un ruolo strategico simile a quello avuto nel Novecento da porti, oleodotti e grandi infrastrutture ferroviarie. Non sono più soltanto opere tecniche, ma strumenti di integrazione politica, industriale e geopolitica.
La crescita delle interconnessioni elettriche europee serve infatti anche a ridurre la vulnerabilità dei singoli Paesi, distribuendo meglio produzione, riserve e capacità di bilanciamento.
ENTSO-E definisce il TYNDP come l’unico piano paneuropeo di sviluppo della rete elettrica. Una sorta di grande mappa comune dell’energia europea del futuro.