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Sfide

La corsa delle rinnovabili verso gli obiettivi di Parigi. Parla Francesco La Camera

Il Direttore Generale di IRENA analizza il percorso della transizione energetica a livello globale: dall’aumento della capacità di generazione green alla modernizzazione delle reti.

Mentre il mondo accelera il passo verso la decarbonizzazione, il settore energetico si trova di fronte a una verità ineludibile: la tecnologia da sola non basta se manca la visione per sostenerla. Nonostante un aumento record della capacità rinnovabile installata a livello globale il traguardo degli accordi di Parigi rimane ancora distante, ostacolato da colli di bottiglia normativi e, in alcuni Paesi, da reti elettriche obsolete che ritardano l’efficientamento dei collegamenti.
In questa intervista esclusiva per Lightbox, Francesco La Camera, Direttore Generale di IRENA (International Renewable Energy Agency), traccia la rotta per la transizione globale. Dalle potenzialità inespresse delle interconnessioni al ruolo strategico dei gestori delle reti di trasmissione, La Camera analizza le barriere che frenano lo sviluppo dei sistemi energetici puliti.
Il messaggio è chiaro: la competitività economica dei prossimi decenni non si giocherà più sui combustibili fossili, ma sulla capacità di muovere elettroni al minor costo possibile. Un passaggio che richiede non solo capitali, ma una volontà politica lucida capace di superare le incertezze del passato per abbracciare un modello decentralizzato, flessibile e interconnesso.

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Francesco La Camera, Direttore Generale di IRENA, l'International Renewable Energy Agency.

IRENA sottolinea costantemente la necessità di aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili. Secondo le stime più recenti, quali sono le complessità che rallentano di più a livello globale?

«Abbiamo individuato tre grandi aree che costituiscono una barriera allo sviluppo rapido delle rinnovabili. Premesso che la capacità installata sta aumentando in modo straordinario – con un incremento annuo del 16%– la rapidità e la scala di questa transizione sono fondamentali non solo in sé, ma perché l’obiettivo finale è creare un sistema energetico capace di fronteggiare il cambiamento climatico. Nonostante questa crescita incredibile, non siamo ancora su un tragitto coerente con il raggiungimento degli obiettivi di Parigi; la minaccia climatica rende, infatti, questo progresso tuttora insufficiente.
La prima problematica è di natura infrastrutturale. Fino a una quota del 30-40% di rinnovabili, le vecchie reti riescono a essere funzionali. Oltre questa soglia, il sistema di trasmissione e distribuzione deve riflettere la variabilità giornaliera e stagionale di queste fonti. Sono necessarie reti flessibili, interconnesse e bilanciate. Questa mancanza di infrastrutture è critica specialmente nei Paesi in via di sviluppo, come in Africa, ma riguarda anche l’Europa: non è stato ancora possibile mettere pienamente in rete il potenziale del Baltico o del Mare del Nord, e la penisola iberica non è adeguatamente collegata al resto del Continente.
Il secondo ostacolo è legale e normativo. Occorre un quadro legislativo e commerciale internazionale che supporti, anziché ostacolare, la diffusione delle componenti necessarie alla transizione; il sistema attuale è ancora favorevole ai combustibili fossili poiché è stato disegnato per un modello energetico centralizzato. Il meccanismo di mercato si basa sul costo marginale e su fluttuazioni costanti dei prezzi, che mal si adattano alle rinnovabili. Queste ultime richiedono alti investimenti iniziali e bassi costi di manutenzione e hanno necessità, quindi, di contratti a lungo termine.
Infine, c’è la capacità gestionale e professionale, perché un sistema centralizzato basato sui combustibili fossili è più semplice da gestire rispetto a uno decentralizzato. Organizzare la complessità di quest’ultimo richiede il rafforzamento degli enti incaricati di far funzionare il mercato e l’acquisizione di nuove professionalità. Spesso le aziende dichiarano di non poter investire quanto vorrebbero per mancanza di manodopera qualificata. È fondamentale il reskilling dei lavoratori e l’aggiornamento dei percorsi universitari, che ancora oggi formano professionisti per il vecchio sistema anziché per il nuovo».

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E in che modo le agenzie intergovernative come IRENA, insieme alle istituzioni internazionali, possono favorire la transizione?

«Per quanto riguarda le utilities, abbiamo creato l’Alleanza per il Net-Zero, di cui fa parte anche Terna, nata per scambiare esperienze. Insieme alle Nazioni Unite stiamo organizzando incontri tra le maggiori 60-70 aziende mondiali che forniscono servizi di pubblica utilità e il settore finanziario per creare sportelli privilegiati destinati alle infrastrutture. L’intervento pubblico nelle reti è fondamentale per coprire i rischi e spingere il capitale privato a intervenire con più decisione.
Come IRENA forniamo modelli e studi per ottimizzare il sistema energetico e migliorare l’efficienza delle reti. I nostri Energy Transition Outlook identificano tecnologie, soluzioni e politiche che guidano i governi. I nostri rapporti sulla competitività mostrano che la capacità rinnovabile installata è passata dai 470 GW di due anni fa ai 582 GW dello scorso anno, con una stima di 700 GW per l’anno in corso. Questo dimostra dove sta andando il mercato, ovvero le rinnovabili sono oggi la soluzione più competitiva per la produzione di elettricità.
I nostri studi indicano che l’integrazione tra storage e rinnovabili sarà presto più conveniente rispetto al mantenimento dei vecchi impianti a carbone. Per facilitare i finanziamenti, abbiamo lanciato piattaforme come la Energy Transition Accelerator Financing Platform, ottenendo successi in Asia Centrale, Africa e presto in Sudamerica. Portiamo i progetti alla “bancabilità” affinché i nostri partner – le grandi istituzioni finanziarie – possano intervenire con prestiti agevolati, operazioni di equity o grant (sovvenzioni, NdR)».

La transizione energetica è inscindibile dalla modernizzazione delle reti di trasmissione, come quella gestita da Terna in Italia. Oltre agli incentivi sulla produzione, quali sono le politiche regolatorie e i quadri normativi più efficaci che i governi dovrebbero adottare per supportare specificamente gli investimenti nelle reti (trasmissione e distribuzione), garantendo al contempo che siano pronte ad accogliere quote sempre maggiori di energia rinnovabile intermittente?

«Conta molto la volontà politica e la chiarezza di visione. Un esempio positivo è la strategia dei Paesi nordici per sfruttare la capacità eolica del Mare del Nord e del Baltico. Facilitare l’interconnettività e mettere a disposizione tale capacità nel Centro Europa è una scelta politica precisa. Deve essere chiaro che puntare sulle fonti rinnovabili ripaga più di ogni altra opzione: la competitività dei prossimi decenni dipenderà dalla capacità di muovere elettroni e molecole al minor costo possibile.
Incertezze come il richiamo al nucleare ritardano il processo a vantaggio di chi, come Cina, India e recentemente i Paesi del Medio Oriente, ha scelto le rinnovabili con coerenza. In Arabia Saudita un kilowattora costa circa 1 centesimo, da noi ne servono 7 o 8. Se non ci muoviamo rapidamente per integrare l’eolico del Nord Europa e delle coste del Portogallo, il solare mediterraneo e le connessioni con il Nordafrica, perderemo competitività. La preoccupazione principale riguarda le incertezze generate anche dalle politiche americane pro-fossili, che rischiano di portare il mondo occidentale alla sconfitta economica. Il problema non è bloccare l’export tecnologico cinese, ma accelerare per raggiungere e superare quei livelli di efficienza. Abbiamo le capacità, l’intelligenza e il capitale: servono scelte politiche decise».

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Con l’aumento della generazione distribuita e l’imprevedibilità legata alle fonti rinnovabili, la resilienza e la sicurezza delle infrastrutture elettriche diventano prioritarie. Quali sono gli standard di resilienza e flessibilità che IRENA raccomanda?

«Abbiamo sviluppato dei “codici verdi” e un apposito toolkit per permettere alle reti di lavorare su questi aspetti, diffondendo le migliori pratiche e lo scambio di informazioni. Non possiamo sostituirci alle utilities, ma realtà come Terna rappresentano modelli che vorremmo vedere applicati ovunque. La tecnologia per garantire la flessibilità esiste: abbiamo l’idroelettrico, lo storage e l’interconnettività. Tuttavia, se esitiamo sulle batterie e sullo storage di lungo periodo, altri arriveranno prima di noi. Muoversi rapidamente verso sistemi puliti e a basso costo è l’unica scelta per sostenere l’economia, permettendo ai consumatori e alle imprese di pagare meno l’energia e diventare più competitivi».

Dato il ruolo di Terna come TSO e abilitatore della transizione energetica, in che modo le analisi e le roadmap globali prodotte da IRENA si traducono in azioni pratiche e sinergie utili per un operatore di rete?

«I nostri studi sulla modellizzazione dei rapporti tra Nordafrica ed Europa dimostrano chiaramente che una maggiore integrazione dei sistemi energetici riduce il prezzo dell’energia. Per un’azienda come Terna, lo scambio di informazioni con altre utilities è fondamentale per capire come superare problemi tecnici. Terna è una società di primissimo livello, all’avanguardia tecnologica, capace di realizzare un sistema elettrico bilanciato e flessibile basato sulle rinnovabili.

Tuttavia, bisogna agire senza esitazioni. C’è molta cattiva informazione sulla presunta inaffidabilità delle rinnovabili perché variabili. Ma anche il gas è diventato variabile quando non è stato più possibile riceverlo dalla Russia. La differenza è che le rinnovabili ricevono il “combustibile” direttamente dalla natura, senza necessità di estrazione. In Spagna, ad esempio, ho visto progetti ministeriali che utilizzano la risorsa geotermica a soli 140 metri di profondità per riscaldare e raffreddare interi complessi governativi, sostituendo i vecchi sistemi a carbone. Tutto è possibile se c’è la volontà di farlo. L’Europa deve muoversi con lucidità: invece di puntare su un nucleare che forse vedremo solo nel 2040 o 2050, dovremmo modernizzare le reti e integrarci maggiormente tra Nord e Sud per assicurarci energia a basso costo e competitività sul mercato».