Guardare un parco eolico offshore significa osservare il vento che si fa infrastruttura. Le pale bianche si stagliano all’orizzonte, apparentemente sottili ma potenti, trasformando il movimento dell’aria, in elettricità. È una delle immagini simbolo della transizione energetica, una tecnologia giovane in Italia, destinata a diventare decisiva per il futuro del Paese.
L’idea di sfruttare il vento in mare per produrre elettricità nasce alla fine del Novecento, ma è nei primi anni Duemila che la tecnologia comincia a imporsi con decisione. In Danimarca, nel 2002, entra in funzione Horns Rev 1, il primo grande parco eolico offshore moderno: 80 turbine capaci di generare 160 MW, un progetto che per la prima volta dimostrò come fosse possibile portare in mare aperto la produzione industriale di energia rinnovabile. Da allora il trend non si è più arrestato: in poco più di vent’anni le dimensioni degli impianti sono via via aumentate, comprese quelle delle turbine che oggi superano i cento metri, e di pari passo la capacità, che arriva ormai a 10-15 MW. Parallelamente si sono moltiplicati i parchi: l’Europa, pioniera del settore, ha visto nascere una serie di progetti nel Mare del Nord e nel Baltico, come Hornsea One e Hornsea Two nel Regno Unito, con potenze rispettivamente di 1.218 e 1.386 MW. Ancora più ambizioso è il complesso di Dogger Bank, sempre in acque britanniche, che una volta completato supererà i 3,6 GW, diventando il più grande parco eolico offshore del mondo.
Nel 2025 la capacità mondiale di eolico offshore ha superato gli 83 GW, un quantitativo sufficiente ad alimentare circa 70 milioni di abitazioni. È un settore che cresce a ritmo sostenuto, con l’obiettivo di diventare una delle colonne portanti delle politiche energetiche globali. Dietro questi numeri ci sono infrastrutture all’avanguardia, che utilizzano tecnologie innovative sotto il punto di vista ingegneristico e ambientale: cavi sottomarini lunghi anche centinaia di chilometri, stazioni di conversione offshore, collegamenti HVDC capaci di trasportare grandi potenze di elettricità. È la parte nascosta dell’eolico, ma è quella che permette al vento catturato dalle pale di arrivare fino a noi, alle industrie e ai cittadini. Un percorso lungo e complesso che parte dalle turbine in mare aperto, va dalla produzione alla trasformazione, passando per il trasporto, la connessione e quindi all’integrazione in rete.