Tutto comincia con una crisi. Nel 1973, quando il primo shock petrolifero investe l’Occidente, la Danimarca si scopre particolarmente vulnerabile. Il suo sistema energetico dipende quasi interamente dal petrolio importato e l’impennata dei prezzi mette il Paese di fronte alla necessità di ripensare rapidamente il proprio futuro.
È in quegli anni che nelle campagne danesi iniziano a comparire le prime turbine eoliche moderne. Sono ancora impianti di scala relativamente ridotta, spesso promossi da comunità locali, cooperative e piccoli investitori, ma dietro quelle pale c’è già l’intuizione destinata a cambiare la storia energetica del Paese: trasformare in una risorsa il vento che soffia quasi senza interruzione sulle pianure e lungo migliaia di chilometri di coste.
Nel corso dei decenni successivi quella sperimentazione diventa politica industriale. La Danimarca investe nella ricerca, costruisce competenze tecnologiche, sostiene la diffusione degli impianti e crea attorno all’eolico una vera filiera nazionale.
Il risultato è un cambiamento radicale. Secondo l’International Energy Agency, già nel 2022 il vento produceva il 54% dell’elettricità danese, la quota più alta tra i Paesi membri dell’Agenzia. Insieme a bioenergia e fotovoltaico, le fonti rinnovabili coprivano l’81% del mix elettrico. Ancora oggi, la principale fonte di produzione di energia elettrica in Danimarca è l’eolico, che rappresenta oltre il 58% della generazione totale. Segue il solare fotovoltaico, con quasi l’11% mentre biocarburanti e l’energia dai rifiuti rappresentano, insieme, circa il 23%.
E, sempre secondo i dati dell’IEA, dal 2000 al 2024, la produzione eolica danese è quintuplicata. Numeri che parlano chiaro, anche perché la Danimarca è stata tra i primi Paesi a guidare la decarbonizzazione e, nel 2022, il governo ha annunciato l'obiettivo di raggiungere le emissioni nette pari a zero entro il 2045. Oltre ad essersi impegnata a porre fine alla produzione di combustibili fossili entro il 2050.
Quando le pale si spostano in mare. A un certo punto la terraferma non basta più. Per continuare a far crescere l’eolico, la Danimarca guarda verso il mare. Nel 1991, al largo dell’isola di Lolland, entra in funzione Vindeby, considerato il primo parco eolico offshore commerciale al mondo. Undici turbine che aprono una strada destinata a cambiare il sistema energetico europeo. Da allora la scala è completamente mutata. Le turbine sono diventate gigantesche, le centrali si sono allontanate dalle coste, il Mare del Nord e il Mar Baltico si sono trasformati in alcuni dei luoghi più importanti al mondo per la produzione di energia eolica.
Per la Danimarca il passaggio dall’onshore all’offshore è stato più di un’evoluzione tecnologica, perché ha significato trasformare la propria geografia in un’infrastruttura energetica. Il vento che soffia sui mari del Nord può produrre enormi quantità di elettricità, potenzialmente superiori alle esigenze di consumo del Paese. Ed è proprio qui che la transizione entra nella sua fase più complessa perché produrre energia non basta. Bisogna riuscire a raccoglierla, trasportarla e distribuirla.