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Oltre i tralicci: la mappa dell’Italia che rinnova le sue arterie “invisibili”

Dalla rivoluzione tecnologica dei cavi XLPE ai sistemi di monitoraggio digitale di ultima generazione: viaggio tra i cantieri di Terna, dove l’alta tensione passa sottoterra per restituire territorio alle comunità e garantire la resilienza della rete.

Negli ultimi anni la transizione energetica e la modernizzazione delle reti di trasmissione elettrica ad alta tensione sono diventate priorità strategiche per la sicurezza e la resilienza del Paese. In questo contesto, l’interramento dei cavi rappresenta una delle soluzioni più apprezzate dai cittadini e dagli enti locali perché elimina l’impatto visivo, in diversi casi libera il territorio occupato dai tralicci e riduce l’effetto dei campi elettromagnetici. Tuttavia, come sottolineano i tecnici e gli ingegneri di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, l’interramento delle linee non è una soluzione tecnica applicabile indistintamente a qualsiasi contesto geografico o morfologico.
Posa in opera e gestione di un cavo interrato richiedono una rigorosa analisi costi-benefici e una complessa valutazione geo-tecnica. Nelle aree extraurbane o in contesti geomorfologicamente fragili, come versanti collinari soggetti a frane, smottamenti o in prossimità di corsi d’acqua, la linea aerea tradizionale garantisce standard di sicurezza superiori. Un sostegno posizionato in quota sovrasta eventuali dissesti del terreno, mentre un cavo interrato – in caso di movimento franoso – potrebbe essere travolto provocando guasti complessi e tempi di ripristino anche molto lunghi.
Inoltre, sussistono motivazioni ambientali e manutentive in cui l’interramento non è consentito: in zone naturali protette, intervenire per la riparazione di un guasto sotterraneo con escavatori e macchinari pesanti recherebbe danni all’ecosistema ben maggiori rispetto alla presenza di un sostegno aereo. L’interramento diviene invece una scelta imprescindibile e prioritaria nei contesti fortemente antropizzati e metropolitani, dove la densità edilizia rende quasi impossibile la presenza di tralicci e dove la domanda di energia è in continua crescita.

Standard operativi e gestione del territorio. I cavi ad alta tensione vengono posizionati tipicamente tra 1,20 e 2,00 metri di profondità dal piano stradale. Il primo metro sotto l’asfalto è riservato alle competenze dell’ente proprietario della strada; i 20 cm cuscinetto sottostanti consentono il passaggio di sottoservizi minori – fibra ottica, telecomunicazioni, gas– senza interferire con l’infrastruttura ad alta tensione.
Per l’attraversamento di corsi d’acqua, arterie viarie ad alto scorrimento o aree sensibili, è spesso impiegata la Trivellazione Orizzontale Controllata (T.O.C.), una tecnica che non prevede scavi a cielo aperto (in gergo “No Dig”) e che riduce sensibilmente l’impatto sulla superficie e sulla viabilità.
In condizioni normali, i cantieri urbani procedono per micro-fasi itineranti, garantendo il transito dei veicoli a senso unico alternato o con deviazioni dedicate, in stretto coordinamento con le Amministrazioni locali e la Polizia Municipale, supportati da segnaletica temporanea e avvisi su pannelli.

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Un cantiere urbano di Terna dedicato all'interramento dei cavi elettrici (foto Terna).

La “Dorsale Romana” e l’evoluzione tecnologica dei cavi. Il piano di ammodernamento della rete elettrica della capitale, il progetto della “Dorsale Romana”, aiuta a comprendere la transizione tecnologica in atto sulle reti ad alta tensione. L’opera, autorizzata nel 2016, nasce dalla necessità di sostituire i vecchi cavi a isolamento in olio fluido – installati ed entrati in esercizio a metà degli anni ’70 e giunti al termine del loro ciclo di vita utile – con cavi di ultima generazione in polietilene reticolato estruso (XLPE). I nuovi cavi XLPE garantiscono una maggiore capacità di trasporto dell’energia, un incremento dell’affidabilità del sistema elettrico e migliori condizioni di esercizio e manutenzione. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la gestione dei guasti: mentre per i vecchi cavi ad olio fluido la riparazione di un guasto complesso poteva richiedere anche 2-3 mesi, con la tecnologia XLPE il ripristino può essere completato in circa 20 giorni mediante la sostituzione della tratta danneggiata e la realizzazione dei relativi giunti. Tale riduzione dei tempi di indisponibilità rappresenta un beneficio strategico per il gestore della rete, poiché aumenta la resilienza del sistema elettrico e riduce significativamente i rischi operativi associati ai fuori servizio prolungati.
Contestualmente alla posa dei nuovi elettrodotti interrati, Terna installa un sistema integrato di monitoraggio digitale gestito da remoto 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Il sistema controlla tre parametri fondamentali. Le scariche parziali, monitorate nei giunti e nei terminali, che consentono di valutare in modo puntuale lo stato dell’isolamento e di individuare preventivamente fenomeni di degrado. Ancora, la temperatura dei cavi, rilevata lungo l’intero tracciato per identificare eventuali anomalie termiche dovute a interferenze esterne o modifiche delle condizioni di posa. Infine, le vibrazioni, monitorate per rilevare tempestivamente attività o eventi che possano compromettere l’integrità dell’infrastruttura.
L’approccio adottato introduce una logica di manutenzione predittiva, superando progressivamente il modello tradizionale basato esclusivamente su interventi periodici o a guasto avvenuto. Poiché il tempo che intercorre tra un evento anomalo e il possibile danneggiamento dell’infrastruttura può essere molto ridotto, il monitoraggio remoto viene integrato con attività di sorveglianza e ispezione sul territorio, generalmente effettuate con cadenza settimanale. La combinazione tra sensoristica avanzata, digitalizzazione e controllo remoto consente una gestione più efficiente degli asset, una maggiore continuità del servizio e un innalzamento degli standard di sicurezza e sostenibilità della rete elettrica.

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Un’Italia che si rinnova: la mappa dei cantieri da nord a sud. La trasformazione in atto nella Capitale si inserisce all’interno di una strategia di ammodernamento con cui Terna sta ripensando l’ossatura elettrica del Paese.
In Friuli-Venezia Giulia, il piano di potenziamento dell’area di Trieste si traduce in oltre 32 chilometri di cavi interrati, divisi tra le tratte Duino Aurisina-CP Roiano e CP Valmartinaga-CP Rozzol, pensati per resistere alle forti raffiche della Bora e garantire l’elettrificazione del porto commerciale. Poco più a ovest, lungo il confine tra Veneto ed Emilia-Romagna, i cantieri dell’elettrodotto Adria Sud-Ariano si occupano della posa di 18 chilometri di cavi sotterranei fino a superare due rami del fiume Po grazie alla tecnologia “No Dig” della Trivellazione Orizzontale Controllata, che azzera gli scavi a cielo aperto. Scendendo verso la costa romagnola, il progetto dell’anello 132 kV Rimini-Riccione affronta le forti impennate di domanda estiva legate al turismo: con 17 chilometri di nuove linee in cavo distribuite su 8 comuni, l’opera permetterà di demolire oltre 40 chilometri di elettrodotti aerei e 171 tralicci risalenti agli anni ’70, restituendo alla collettività un’area libera pari a circa 170 campi da calcio.
Spostandosi nell’arco alpino e nella Pianura Padana, in Lombardia è stato autorizzato il riassetto dell’area Ovest della Brianza (15 chilometri di cavi interrati per liberare 30 ettari nel Parco delle Groane), mentre in Trentino-Alto Adige il nuovo collegamento sotterraneo di 10 chilometri in tecnologia XLPE tra Dobbiaco e Sesto preserverà le valli alpine mettendole al riparo da nevicate e tempeste. Infine, in Piemonte, agli interventi del Piano di Resilienza nel Biellese (13 chilometri di cavi ad alta affidabilità antivento) si affiancano i cantieri già conclusi, come la linea Bricherasio-Luserna San Giovanni a Torino: un’opera in cavo sotterraneo di 7,3 chilometri già in esercizio che consentirà lo smantellamento di 26 vecchi tralicci.

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Lavori di interramento della rete elettrica in alta tensione in un contesto montano (foto Terna).

Scendendo verso il Centro Italia, il principio dell’integrazione urbanistica guida l’intervento in Abruzzo. A L’Aquila, l’interramento della linea Pettino-Scoppito trasformerà la percezione della periferia cittadina: 2 chilometri di cavo sotterraneo sostituiranno la vecchia campata aerea, consentendo la rimozione di 10 sostegni, il recupero di 2 ettari di suolo urbano e il restyling della stazione elettrica di Pettino con nuovi Moduli Compatti di Manovra (MCM).
In Campania, la dorsale Montecorvino-Avellino-Benevento traccia un’opera da 90 chilometri che vedrà ben 70 chilometri posati in cavo. Questo intervento, predisposto per accogliere l’energia del Tyrrhenian Link, porterà allo smantellamento di oltre 100 chilometri di vecchie linee aeree e 300 tralicci, liberando circa 290 ettari di territorio campano. Sempre nella regione, l’ammodernamento prosegue con il riassetto di Salerno Sud (25 chilometri in cavo per abbattere 254 tralicci), l’infrastrutturazione dell’area industriale con la cabina primaria a Nola (15 chilometri interrati), il nuovo cavo 220 kV Napoli Levante-Ercolano (10 chilometri), la variante sotterranea di Piano di Sorrento-Vico Equense e il collegamento Caserta-Maddaloni, un’opera da oltre 7 chilometri di cavo XLPE già in esercizio.
Proseguendo verso sud, la Basilicata offre un virtuoso modello di collaborazione tra Terna e le istituzioni locali per la tutela del patrimonio culturale. A Matera, dopo le tappe avviate negli anni passati, l’interramento della linea Matera CP-Matera Nord (8 chilometri in cavo sotterraneo) consentirà di dismettere 20 tralicci dal centro cittadino, liberando più di 5 ettari di territorio.
Nelle isole maggiori la strategia non cambia. In Sicilia, l’ammodernamento dell’area metropolitana di Catania passa per la sostituzione del vecchio cavo a olio fluido del 1977 della linea Misterbianco-Villa Bellini con un nuovo tracciato sotterraneo XLPE da 1 chilometro fuori dal centro urbano. In provincia di Siracusa i nuovi collegamenti in cavo verso le stazioni di Sortino e Lentini (6 chilometri complessivi) consentiranno di demolire 50 chilometri di linee aeree obsolete. Infine, in Sardegna, i cantieri in corso tra Lula e Galtellì vedranno entro la prima metà del 2027 la posa definitiva di 19 chilometri di cavo interrato, a garanzia di un’alimentazione elettrica più sicura e continua per l’intero territorio nuorese.

Visione strategica per le città del futuro. Lo sviluppo, l’ammodernamento e le attività di manutenzione della rete elettrica nazionale sono un pilastro fondamentale per il futuro energetico dell’Italia. L’evoluzione tecnologica dei cavi interrati, garantiti per almeno 25-30 anni ma protetti da infrastrutture di contenimento capaci di durare secoli, unisce l’aumento della capacità di trasporto di energia, anche rinnovabile, alla riduzione delle perdite di rete.
Portare l’alta tensione direttamente nel cuore delle città e dei distretti industriali minimizza la dispersione dell’energia, incrementa la sicurezza e restituisce ai cittadini porzioni di territorio prima occupati da tralicci. Un approccio integrato che combina ingegneria d’avanguardia, sostenibilità ambientale e costante dialogo con le comunità locali.