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Transizione

In nome del clima #7: il 2020 non è stato un buon anno per le foreste tropicali

Sfatiamo mensilmente alcuni credo su ambiente, cambiamento climatico e transizione ecologica. N°7: nonostante i buoni propositi abbiamo perso complessivamente una foresta tropicale grande quanto i Paesi Bassi.

Nel 2020 sono stati abbattuti oltre 4 milioni di ettari di foreste tropicali, vale a dire una superficie pari a quella dei Paesi Bassi, con un aumento di 12 punti percentuali rispetto ai disboscamenti dell’anno precedente; si stima che questo abbia diffuso nell’atmosfera più di 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica – una quantità di emissioni paragonabile a quella di 570 milioni di automobili, il doppio delle macchine presenti negli Stati Uniti.

Questo tipo di foreste sono molto importanti per la biodiversità e contribuiscono ad assorbire la CO2 presente nell’atmosfera, il principale gas che causa il riscaldamento globale: gli alberi infatti, così come tutte le piante, assorbono più anidride carbonica di quella che emettono, ma questo processo si inverte non appena muoiono.

Le foreste tropicali, in particolare, immagazzinano maggiori quantità di CO2 rispetto ad altri tipi di foresta presenti nel nostro pianeta, e producono moltissimo vapore acqueo, che si concentra nelle nuvole e si riversa sul suolo sotto forma di pioggia — un beneficio tanto per le coltivazioni quanto per la biodiversità in generale. Inoltre, le nuvole create con il contributo delle foreste tropicali favoriscono la riflessione dei raggi solari verso lo Spazio, riducendo così il riscaldamento della Terra e mantenendo gli equilibri climatici del pianeta.

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Un'area della Foresta amazzonica in Brasile (ArtHouse/Pexels.com)

La Foresta amazzonica è la foresta pluviale più grande della Terra e si stima che conservi circa 100 miliardi di tonnellate di carbonio – il 17 percento di quello immagazzinato a livello globale. Per fare un confronto, il totale di di anidride carbonica emessa da tutte le centrali elettriche a carbone nel 2017 è pari a 15 miliardi di tonnellate; la Foresta amazzonica però è anche quella che subisce i maggiori disboscamenti, in particolare dal Brasile, che dal 2018 è il primo paese per quantità di foresta primaria distrutta (seguito quest’anno dal Congo), e tra il 2019 e il 2020 la perdita di foresta primaria qui è aumentata del 25 percento.


La progressiva riduzione della Foresta amazzonica in Brasile – che avviene tramite l’abbattimento degli alberi o gli incendi dolosi – si ha principalmente lungo le autostrade che l’attraversano, molte delle quali si prevede verranno espanse nei prossimi anni. Il 2020 sarebbe dovuto essere un anno positivo per le foreste tropicali, perché molte aziende avevano dichiarato di dimezzare o eliminare le perdite di foreste primarie dovute alle loro attività, assicurandosi al contempo che nessuno dei loro fornitori favorisse la deforestazione; eppure, come riporta il Global Forests Report annuale di CDP, un’organizzazione non profit che verifica che le aziende mantengano gli impegni presi a livello socioambientale, solo 4 delle 687 sotto osservazione hanno realmente rispettato le loro promesse.