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Transizione

In nome del clima #5: c’è futuro per l’olio di palma sintetico?

Sfatiamo mensilmente alcuni credo sull’ambiente, il cambiamento climatico e la transizione energetica. N°5: aziende biochimiche, ricercatori e startup cercano l’alternativa sintetica all’olio di palma naturale.

La produzione di olio di palma ha effetti molto rilevanti sull’ambiente, per questo diverse realtà stanno cercando di sviluppare un’alternativa sintetica a quello prodotto in natura.

L’olio di palma è un grasso vegetale estratto dalle drupe, frutti simili alle olive che crescono in alcune varietà di palme: è molto versatile ed economico, per questo viene impiegato sia nel settore alimentare che in quello cosmetico, così come per produrre biocarburanti. L’economia di molte aree del sudest asiatico dipendono proprio da questa industria.

Negli ultimi trent’anni l’aumento della richiesta ha portato a una grande espansione delle coltivazioni, con problemi soprattutto in Malesia e Indonesia – dove viene estratto l’85 percento dell’olio di palma prodotto a livello mondiale: qui, per fare spazio ai campi di palme da olio, sono stati abbattuti migliaia di chilometri quadrati di foresta tropicale, con conseguenze sulla biodiversità, il processo di deforestazione e il riscaldamento climatico.

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Piantagioni di olio di palma a Ubud, nel sud dell’Indonesia (© Climate Visuals/Rennon Kiefer)

È per questo che aziende biochimiche, startup e ricercatori stanno cercando un’alternativa sintetica all’olio di palma naturale: l'obiettivo è sintetizzare prodotti più sostenibili, in grado di limitare l'impatto ambientale delle coltivazioni, e contribuendo al contempo a far fronte all’aumento della richiesta di olio di palma.

L’olio di palma naturale è poco costoso, si conserva facilmente e viene usato in molti ambiti diversi: la sua alternativa sintetica dovrebbe essere altrettanto versatile, ma sembra che non riuscirà a essere altrettanto economica. Alcuni ricercatori dell’Università di Bath, in Inghilterra, hanno stimato che il costo dell’olio di palma sintetico sarebbe almeno il doppio di quello naturale.

Secondo il professore Chris Chuck le alternative sintetiche potrebbero pertanto essere impiegate in settori in cui il prodotto ad alto valore aggiunto giustifica i prezzi più alti, come quello della cosmesi; mentre potrebbero avere grossi problemi a inserirsi in ambiti commerciali in cui il prezzo è un elemento chiave, come quello alimentare.