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Transizione

In nome del clima #13: l’importanza delle praterie per il clima

Sfatiamo mensilmente alcuni credo su ambiente, cambiamento climatico e transizione ecologica. N°13: le praterie assorbono anidride carbonica come le foreste, ma ne emettono meno in caso di incendi.

Le foreste assorbono dall’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica e la immagazzinano sotto forma di sostanza organica, principalmente nei fusti degli alberi, ma un recente studio pubblicato sulla rivista britannica Nature Reviews Earth & Environment mette in evidenza che anche le praterie fanno la loro parte in questo ciclo, e per contribuire a contrastare la crisi climatica converebbe preservarle.

Le praterie, ecosistemi con piante basse o erbe di vario tipo, con pochi alberi e arbusti, occupano circa il 40 percento del suolo terrestre, ma secondo varie stime si sono molto ridotte a causa delle attività umane: ad esempio solo il 4 percento delle praterie presenti in Nord America è rimasto inalterato, e anche la superficie del Cerrado in Brasile si è più che dimezzata negli ultimi cinquant’anni, con grosse conseguenze per le specie vegetali e animali che le abitano.

Si stima che nell’erba delle praterie sia conservato circa un terzo del carbonio presente sul pianeta, ed è trattenuto più efficacemente di quanto non avvenga con gli alberi. In caso di incendio, infatti, il carbonio immagazzinato negli alberi viene rilasciato sotto forma di anidride carbonica, mentre quello presente nelle praterie, essendo conservato nel sottosuolo, non viene di fatto disperso.

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Le praterie assorbono anidride carbonica come le foreste, ma ne emettono meno in caso di incendi, per questo sono importanti per il clima (Brett Sayles/Pexels.com)

Le foreste, inoltre, impiegano tanti anni per ricrescere dopo i roghi, mentre la vegetazione delle praterie si rigenera molto più in fretta, e al contrario la sua crescita è favorita a seguito degli stessi incendi.

Alle iniziative per piantare nuovi alberi o salvaguardare le foreste esistenti, con l’idea che possano contribuire a ridurre la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, andrebbero affiancati – secondo gli autori dello studio di Nature Reviews Earth & Environment – progetti per preservare anche e soprattutto le praterie.

Il professore di ecologia dell’Università di Manchester Richard Bardgett a tal proposito ha detto che proteggere le praterie ancora intatte e rimettere in sesto una parte di quelle degradate dalle attività umane dovrebbe essere un aspetto prioritario dei piani internazionali sullo sviluppo sostenibile. Resta il fatto che queste iniziative da sole non consentono di contrastare del tutto il cambiamento climatico, nonostante possano dare un importante contributo: la strategia più rilevante, in grado di fare la differenza in questa crisi, continua a essere la riduzione dell’uso dei combustibili fossili.