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Transizione

Perché l'Anticlone delle Azzorre non funziona quasi più

Il fenomeno meteo era noto per frenare le temperature massime in estate, ma negli ultimi anni questa capacità è stata ridotta a causa del cambiamento climatico.

In estate si sente parlare spesso del cosiddetto Anticiclone delle Azzorre, diventato ormai quasi proverbiale: si tratta un’area atmosferica ad alta pressione, in cui il meteo rimane sostanzialmente stabile. La sua presenza assicurava estati come quelle registrate in Italia fino a circa gli anni Ottanta del secolo scorso, cioè con una relativa escursione termica tra il giorno e la notte, massime non troppo alte e momentanee riduzioni di temperatura dovute ai temporali che si sviluppavano a livello locale.

Come suggerisce il nome l'anticiclone delle Azzorre si forma nelle vicinanze delle isole Azzorre, nell'oceano Atlantico settentrionale, dove presenta il punto massimo di alta pressione. La sua posizione è determinata dalla circolazione atmosferica, cioè – semplificando – da come sono organizzati gli scambi di correnti nell'atmosfera a seconda dei venti.

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L'anticiclone tradizionalmente si spostava dall'Atlantico, influenzando le condizioni meteorologiche di buona parte dell'Europa: durante l'estate tendeva a espandersi verso est raggiungendo buona parte del Mediterraneo e dell'Europa centrale, spingendosi a nord fino al Regno Unito meridionale. Negli ultimi anni, a causa principalmente del cambiamento climatico, la capacità di movimento dell'Anticiclone si è ridotta e il fenomeno ha smesso così di influire sulla stagione estiva europea, sostituito da aree di alta pressione provenienti dall'Africa che contribuiscono alle ondate di calore.

È il caso del cosiddetto Anticiclone subtropicale africano che porta maggiore siccità, riducendo la probabilità di passaggio di correnti d'aria più fredde che generano piogge. Quest'anno ha avuto un ruolo importante non solo nel protrarre un lungo periodo di carenza d'acqua, tuttora in corso, ma anche nel determinare un aumento delle temperature massime: in buona parte dell'Europa ci sono ondate di caldo che hanno portato le temperature a livelli sopra la media, in particolare in Italia, Francia, Spagna, Grecia e Regno Unito, contribuendo a provocare in alcuni di questi Paesi gravi incendi in aree boschive.

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Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications ha dimostrato come l'Europa occidentale negli ultimi 40 anni sia diventata sempre più soggetta alle ondate di calore. Le temperature medie del primo semestre dell'anno in Europa hanno già reso il 2022 una delle annate più calde mai registrate, confermando gli andamenti rilevati negli scorsi anni riconducibili agli effetti del cambiamento climatico. Più in generale l'ultimo decennio conta alcuni dei mesi più caldi del nostro continente.

Nel mese di luglio 2022 solo in Portogallo, dove in alcune zone sono stati raggiunti i 47°C, secondo il Ministero della salute sono morte a causa dell'ondata di calore almeno 230 persone, soprattutto anziani. A tal proposito il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, durante una visita in una regione del sud della Spagna tra quelle più colpite dagli incendi, ha ricordato che «il cambiamento climatico uccide. Uccide le persone, uccide il nostro ecosistema, la nostra biodiversità, e distrugge i beni più preziosi delle società».

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La modifica di alcune dinamiche atmosferiche, come per l'appunto la perdita della capacità dell'Anticiclone delle Azzorre di espandersi verso est che provoca maggiori ondate di calore, sono una diretta conseguenza del riscaldamento globale dovuto alle attività umane. Nell'Atlantico settentrionale le cosiddette correnti a getto, ossia i flussi che spostano enormi quantità d'aria ad alta quota, durante i mesi estivi sono oggi meno intense che in passato e la causa, secondo meteorologi e climatologi, è direttamente riconducibile all’aumento della temperatura media.