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Sfide

Brevetti cercasi!

Il rapporto sull’innovazione energetica delle imprese nel mondo dell’Istituto per la Competitività conferma il trend: molte startup, soprattutto nel tema dell’energia, ma pochi brevetti.

L'Istituto per la Competitività (I-Com), think tank fondato nel 2005 da un gruppo di studiosi, professionisti e manager, stila ogni anno un report sull’attività innovativa delle imprese nel mondo, guardando al numero di brevetti richiesti. L’ultimo, pubblicato quest'anno e riferito al 2017, mette in evidenza alcuni scenari interessanti sul mondo delle energie rinnovabili.

Il primo dato, positivo, riguarda l’attività brevettuale in generale, anche nel 2017 in crescita del 4% rispetto all’anno precedente. Una conferma, più che una sorpresa, visto il trend di crescita dell’ultimo quinquennio che ha portato il numero di brevetti concessi a livello globale alla cifra record di circa 1,46 milioni. La maggior parte di questi, nel 2017, ha riguardato il solare fotovoltaico e l’accumulo energetico: i due settori hanno infatti totalizzato rispettivamente 9.119 e 8.965 brevetti. Subito dopo, il campo dell’eolico, con 5.203 brevetti concessi, mentre le altre tecnologie seguono a debita distanza.

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Il fotovoltaico ha collezionato il maggior numero di brevetti, superando i 9000 nel 2017 (Pexels.com/Tom Fisk)

I numeri più alti si registrano in Cina, dove le domande sono state 352.567 e l’incremento ha raggiunto il 9%; si tratta comunque quasi interamente di brevetti domestici, e quindi di modesto valore. Mantiene il secondo posto in classifica il Giappone, seguito dagli Stati Uniti, distanti appena 260 domande dal Paese del Sol levante.

Rispetto ai principali player internazionali ed europei, l’Italia occupa una posizione marginale con un’incidenza di brevettazione stabile, intorno all’1% del totale mondiale. Per la quasi totalità dei casi, i depositari sono imprese private (74%), mentre le persone fisiche sono il 23% e il restante 3% è occupato da istituti universitari ed enti di ricerca pubblici o fondazioni. A livello geografico, la Lombardia occupa la prima posizione e conta circa due volte e mezzo i brevetti dell’Emilia-Romagna, al secondo posto. Le due regioni insieme detengono più della metà del totale dei brevetti concessi all’Italia nel 2017.

Per quanto riguarda invece la mobilità (elettrica) sostenibile è l’energy storage la tecnologia con il maggior numero di brevetti (oltre 10.000). Dietro, a notevole distanza, si posizionano le stazioni di ricarica, i veicoli ibridi ed elettrici e il fuel cell per i trasporti. In questo settore specifico, è il Giappone il leader: 1.083 richieste di brevetti, che superano quelle di Stati Uniti, Corea e Germania (rispettivamente, 911, 689 e 660 brevetti). L’Italia, anche in questo caso, rimane nelle retrovie con appena 22 brevetti depositati, riguardanti i settori dell’accumulo di energia e delle stazioni di ricarica.

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L'Asia è al primo posto al mondo per numero di brevetti (Unsplash.com/Erik Eastman)

A ricoprire un ruolo di primaria importanza nel mercato del lavoro e dell’economia sono invece le start-up, incentivate anche dal governo con la legge 221/2012, nell’ottica di favorire innovazione, sviluppo e crescita sostenibile: a maggio 2019 erano infatti 10.281, di cui 1.474 (pari al 14%) nel settore energetico. Secondo i dati a disposizione, risulta inoltre che il 17% (1.751) possiede almeno un brevetto depositato e/o un software registrato. Percentuale che sale ulteriormente (arrivando al 22,5%) quando si parla di start-up a tema energetico, le più attive dal punto di vista dell’innovazione.

La concentrazione delle nuove imprese è maggiore nelle regioni del Nord (55%), con in testa la Lombardia, seguite da quelle del Sud (24%) e infine del Centro (21%). L’ultima regione d’Italia per numero di start-up è la Valle d’Aosta con solo 20 nuove iniziative imprenditoriali. A livello di valore produttivo, però, solo il 3,5% (sia del campione complessivo, che delle start-up energetiche) fattura oltre il milione di euro: la maggior parte (90%) si ferma infatti sotto la soglia dei 500.000 euro; ma nonostante questo limite, il loro impatto economico e occupazionale arriva comunque a un valore complessivo di 3,7 miliardi di euro e 68.000 posti di lavoro, di cui circa 9.500 nel solo comparto dell’energia. Un settore in fermento, quindi, e che ha visto dal 2012 (anno della loro introduzione) una crescita esponenziale, sia complessivamente sia in termini di nuovi ingressi.