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Insight

Da Stanford una lezione che parla italiano

Uno studio della Stanford University in collaborazione con un ingegnere Terna fa il punto sull’impatto delle rinnovabili nel mercato elettrico dopo il poderoso stress test da Covid.

È uno shock un po’ preoccupante, ma forse utile a fornire preziose indicazioni per il futuro, quello prodotto dal Covid sul mercato elettrico. Domanda in picchiata per lunghe settimane, rinnovabili praticamente egemoni, sicurezza ed equilibrio del sistema sotto tiro, costi che combattono tra le spinte al ribasso dei prezzi dell'energia e all’insù di quelli dei servizi per il dispacciamento. Una prova generale inaspettata, e quindi un poderoso stress test, sul mondo dell’elettricità che verrà, monopolizzato come tutti comunque ci auguriamo dalle energie rinnovabili. Che però metteranno a dura prova (lo stanno facendo prepotentemente) la stabilità del sistema, intermittenti e poco programmabili come sono. Una sfida per i tecnici, che devono adeguare apparati e procedure. Per i politici e i regolatori, chiamati ad allineare le strategie di investimento, le normative, le regole di mercato. Una sfida innanzitutto per gli analisti, da cui ci si aspettano indicazioni su quello che sta succedendo, sugli impatti, sulle conseguenze e sulle possibili soluzioni.

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Pannelli fotovoltaici (Unsplash.com/Macau Photo Agency)

Conoscenza predittiva. Armi di conoscenza predittiva, da mettere a punto per chi è chiamato a decidere e agire. Qualcuno lo sta facendo bene. A svelarci importanti dettagli dello scenario è il working paper (Machine) Learning from COVID-19 Lock-Down about Electricity Market Performance with a Large Share of Renewables a firma di tre campioni della ricerca, tra i quali un italiano. Autori dello studio sono infatti Frank Wolak e Christoph Graf della Stanford University e Federico Quaglia, ingegnere energetico di Terna che si occupa, nell'ambito del dispacciamento, di analisi e studi per l'energy operation, ed è coinvolto dall'anno scorso nelle attività di collaborazione tra il gestore della rete elettrica italiana e la prestigiosa università statunitense.

Il messaggio lanciato dal paper? Chiaro e forte. Un webinar ha confermato tutta l’urgenza di una strategia organica per massimizzare la redditività della corsa alle rinnovabili mitigandone gli aspetti problematici. Il paper li aprofondisce con una combinazione emblematica di dati, frutto dell’analisi aggregata dei costi prodotti dal mercato elettrico nel periodo caldo dell’emergenza, focalizzando specialmente il bimestre marzo-aprile di quest’anno. Per farlo è stato allestito un “cruscotto” analitico per monitorare l’andamento dei costi sostenuti sul Mercato per il Servizio di Dispacciamento (MSD) per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale e traducendo il tutto in un’indicazione di trend correlata alle variabili sottostanti, con l'obiettivo di individuare in modo tempestivo l'eventuale insorgenza di fenomeni critici che avrebbero potuto portare a costi non giustificati per il consumatore finale.

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(foto Terna)

Le cifre della mutazione. Ebbene, scopriamo che la pandemia da Covid ha sostanzialmente proiettato lo scenario in avanti di almeno un quinquennio, regalandoci più che una predizione. La contrazione dei consumi ha infatti mutato prepotentemente le proporzioni tra il contributo della generazione elettrica tradizionale e l’apporto delle rinnovabili, che la ragione e le regole di mercato premiano come sappiamo con una prelazione nel ritiro e nel dispacciamento. “L’impatto equivale a più che un raddoppio dell’apporto delle rinnovabili rispetto a uno scenario business as usual”, sintetizza Federico Quaglia. Ecco allora l’improvvisa cavalcata di un’energia verde caratterizzata da costi variabili vicini fino allo zero, che con la sua difficoltà di gestione scarica però sul sistema elettrico e sulle attività di dispacciamento non poche complicazioni e conseguentemente pesanti oneri aggiuntivi.

Le conseguenze? In Italia i prezzi prodotti del mercato elettrico sono sprofondati nel periodo del 45% lasciando sul campo 23 euro a megawattora rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti per effetto della riduzione della domanda e, in parte, alla contrazione dei prezzi all’origine dei combustibili fossili. Tuttavia, i costi sostenuti sul Mercato per il Servizio di Dispacciamento sono saliti contemporanemente di circa il 100% con un aggravio di 9 euro a megawattora, mitigando non poco i vantaggi di prezzo per i consumatori finali conseguenti alla contrazione della domanda e che, nel medio e lungo termine, potrebbe derivare da un impiego di rinnovabili su larga scala. Il tutto con un inequivocabile segnale delle sfide prodotte da un sistema elettrico sottoposto a un trend di questo tipo con una velocità maggiore del previsto.

Le tracce da seguire. Le indicazioni per il futuro? Le rinnovabili, se ben governate nel sistema, non solo potranno regalare vantaggi ambientali incommensurabili (per non dire doverosi e ineludibili, visto lo stato complessivo del pianeta) ma se non gestite a dovere nel sistema delle reti e della distribuzione potranno riservarci pesanti problemi su due fronti: quello della sicurezza del sistema e perfino quello dei costi complessivi e dunque dei prezzi finali per i consumatori.

Gli analisti andranno avanti nel loro lavoro. Ma intanto ci hanno messo a disposizione, nel periodo di maggiore criticità, un "termometro in grado di misurare la febbre dei mercati", basato su innovative tecniche di machine learning, utile a giocare in anticipo e mettere in atto eventuali azioni mitigatrici. L'analisi, inoltre, ci indica fin d’ora la strada: è essenziale proseguire nello sviluppo della rete per ridurre progressivamente i vincoli all'esercizio del sistema elettrico e, in parallelo, lavorare sull'efficienza del disegno di mercato. Quest'ultimo infatti risulta un elemento chiave sia per gestire il sistema in modo efficiente sia per far fronte, anche in futuro, a shock imprevisti e imprevedibili.