Fiumi lightbox
Insight

Le riserve d’acqua della Terra sono sempre più a rischio

Da circa dieci anni la quantità di acqua dolce sulla terraferma è in progressivo calo, tanto che nel 2025 le portate dei fiumi a livello globale hanno raggiunto alcuni dei valori più bassi di sempre.

Il 2025 è stato uno degli anni in cui i fiumi di tutto il mondo hanno registrato i livelli più bassi. Secondo lo studio pubblicato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) – l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di clima, meteorologia e risorse idriche – il 36% dell’area globale dei bacini idrografici ha registrato valori inferiori o molto inferiori alla norma. Un bacino idrografico è la porzione di territorio in cui tutta l’acqua di superficie – pioggia, neve, ghiaccio – confluisce verso uno stesso corso d’acqua, che funge quindi da punto d’uscita. Gli effetti del cambiamento climatico, tuttavia, non incidono solo in sottrazione: il 21% dell’area idrografica analizzata ha infatti avuto portate superiori o molto superiori rispetto alla media, mentre il 36% si è mantenuto entro valori normali – la quota restante del 7% non è stata coperta dai modelli idrologici dello studio. Resta il fatto che dal 2019 al 2025 la quota di bacini idrografici che hanno mantenuto una portata d’acqua nella norma è sempre stata inferiore alla media storica. Nel periodo tra il 1991 e il 2020 la media è stata del 46%, mentre negli ultimi cinque anni la quota dei fiumi con una portata giudicata standard ha oscillato tra il 34% e il 38%.

Lo studio del WMO si basa sull’analisi dei dati forniti da oltre 3mila stazioni meteorologiche, integrando ricerche sul campo e osservazioni satellitari. Dal 2021 al 2025, il numero di Paesi che forniscono informazioni sulle portate dei fiumi globali è passato da 7 a 52, ampliando significativamente la solidità delle analisi del WMO. Oltre ai fiumi, il rapporto prende in esame anche il TWS (Terrestrial Water Storage), ovvero la quantità complessiva di acqua dolce immagazzinata sulla terraferma. L’indicatore tiene conto delle acque sotterranee e superficiali, dell’umidità del suolo, della neve e del ghiaccio. I risultati del periodo che va dal 2021 al 2025, basati sui dati delle osservazioni satellitari, sono stati poi confrontati con i valori registrati tra il 2002 e il 2020.

L’analisi del TWS evidenzia una progressiva riduzione delle aree in cui le riserve idriche si mantengono nella norma, a fronte di un’espansione delle superfici caratterizzate da valori inferiori alla media. Nel complesso, emerge quindi una riduzione della quantità di acqua dolce immagazzinata sulla terraferma. Il rapporto precisa, tuttavia, che il periodo analizzato è ancora troppo breve per stabilire con assoluta certezza se si tratti di una tendenza destinata a proseguire nel lungo periodo, anche se gli esperti ritengono che con ogni probabilità sarà così.

Fiumi europa desktop 1

Tra il 2021 e il 2025 il TWS è stato ripetutamente sotto la norma in diverse aree del mondo, tra cui nel sud-ovest degli Stati Uniti, in America Latina, in Africa settentrionale, in Medio Oriente, in Asia centrale e nella Cina orientale. L’indicatore è stato invece sopra la media in parti dell’Africa subsahariana, nel Sahel e sull’Altopiano Tibetano. Nello specifico, il 42% della superficie terrestre, escluse l’Antartide e la Groenlandia, tra il 2021 e il 2025 ha registrato valori di TWS inferiori o molto inferiori alla media, mentre nel 34% i valori sono risultati superiori o molto superiori alla norma. Il restante 24% si è mantenuto pressoché invariato. Nel complesso, lo studio del WMO evidenzia come il sistema idrologico terrestre sia sottoposto a una pressione crescente, con conseguenze che si riflettono sulla portata dei fiumi, sempre più irregolare. Asia e Africa sono le regioni maggiormente colpite da eventi climatici estremi legati all’acqua: un quadro che sottolinea quanto gli squilibri del ciclo idrologico generino ricadute dirette sulla sicurezza economica e umana a livello globale.

I periodi di siccità dell'estate 2026, inoltre, hanno messo in difficoltà anche numerosi fiumi europei, dal Reno al Danubio fino al Po, a causa delle poche piogge e delle temperature superiori alla media stagionale. Il fenomeno ha avuto conseguenze che sono andate ben oltre i singoli ecosistemi: i bassi livelli dei fiumi hanno per esempio ridotto la disponibilità d’acqua per l’agricoltura, dove la minore portata dei fiumi ha limitato l’irrigazione, mentre in alcune aree – come il delta del Po – la risalita dell’acqua marina ha compromesso la qualità dell’acqua e la fertilità dei terreni.

Fiumi mappa desktop 2

Le ripercussioni della siccità in Europa sono state particolarmente evidenti nel settore del trasporto fluviale. Quando la profondità dei fiumi è diminuita, le navi hanno dovuto ridurre il carico per evitare di toccare il fondale, rendendo più lenti e costosi gli spostamenti di materie prime, carburanti e prodotti chimici. Le aziende del settore sono state così costrette a ricorrere a camion e treni, alternative che non sempre sono riuscite ad assorbire tutta la domanda.

La crisi idrica ha messo sotto pressione l’approvvigionamento di acqua necessario al raffreddamento degli impianti per la produzione di energia nucleare. Le centrali nucleari hanno bisogno di grandi risorse idriche per raffreddare i reattori e, in alcuni casi, sono state costrette a ridurre la produzione o fermarsi quando l'acqua disponibile non era sufficiente. Gli esperti sono concordi nel ritenere che a rendere più frequenti e intense queste situazioni abbia contribuito il cambiamento climatico: le temperature più elevate hanno aumentato l’evaporazione dell'acqua, sottraendola a fiumi, laghi e suoli. Gli episodi di siccità dell’estate 2026 si sono inseriti così in una tendenza già osservata nel 2018 e nel 2022, mostrando come questo fenomeno possa innescare problemi simultanei in diversi settori, senza che esistano alternative sufficienti a compensarli.