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Insight

Le rinnovabili ti danno un lavoro

Lo studio “Renewable Energy and Jobs” pubblicato da Irena traccia una mappa approfondita delle professioni legate all’energia sostenibile, in aumento e sempre più diversificate.

Secondo il report annuale Renewable Energy and Jobs dell’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile (Irena), in quest’ultimo anno il numero delle persone occupate in tutto il mondo nel settore delle energie rinnovabili è salito di 700mila unità, portando il totale a 11 milioni. Un dato destinato ancora a crescere, visto lo straordinario sviluppo a livello internazionale del settore, che nel 2012 contava ancora 7,28 milioni di lavoratori.

Negli ultimi anni sempre più paesi hanno prodotto, commercializzato e installato tecnologie per l'energia rinnovabile. Un elemento interessante che emerge dal report è proprio come la diversificazione della filiera rinnovabile stia cambiando l’impronta geografica del settore. Se il tema della sostenibilità ambientale ha preso piede prima nei Paesi più industrializzati, oggi sono le economie emergenti a occupare il maggior numero di individui nel settore.

Mercati leader da sempre come la Cina, gli Stati Uniti e l'Unione Europea stanno infatti cedendo il passo ad altri paesi dell’Est e del Sudest asiatico (India, Malaysia, Thailandia e Vietnam) emersi dall’analisi come primi esportatori di pannelli solari fotovoltaici. L’Asia in generale, grazie a questa ridistribuzione, si afferma come la quota maggiore all’interno dell’occupazione rinnovabile a livello globale, con il 60% dei lavoratori.

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Il fotovoltaico è la tecnologia rinnovabile a creare più posti di lavoro (Pexels.com/Pixabay)

Il fotovoltaico solare nel 2018 è rimasto il principale “datore di lavoro” tra le tecnologie per l’energia rinnovabile, rappresentando un terzo del flusso di lavoro del settore. Solo in questo campo, l'Asia ha ospitato oltre 3 milioni di posti di lavoro, ovvero quasi nove decimi del totale mondiale. Anche i paesi dell'America latina hanno assistito alla crescita, in linea con l'aumento della domanda di fotovoltaico regionale.

Mentre la Cina ha battuto l'Europa per quanto riguarda gli investimenti eolici offshore nel 2018, anche i mercati di Stati Uniti e Nord Africa hanno iniziato a convertire l'esperienza del petrolio e del gas in attività eoliche offshore. Inoltre, le energie rinnovabili off-grid - insieme all'ampliamento dell'accesso all'elettricità - hanno contribuito alla creazione di posti di lavoro in tutta l'Africa e l'Asia.

Questa crescita è dovuta soprattutto al fatto che molti governi hanno privilegiato lo sviluppo delle energie rinnovabili per ridurre le emissioni e raggiungere gli obiettivi climatici internazionali, ma anche per perseguire benefici socioeconomici più ampi. Secondo Irena, seguire questa linea creerebbe le condizioni ideali per rafforzare la forza lavoro nel settore negli anni a venire e Eurofound, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, è dello stesso parere.

Stando alla sua analisi "Employment implications of the Paris Climate Agreement", basata sul modello macroeconomico E3ME sviluppato da Cambridge Econometrics, se finanziasse la transizione energetica in linea con l’obiettivo di Parigi 2015 (contenere l’aumento delle temperature medie sotto 2 gradi centigradi entro la fine del secolo, rispetto all’età preindustriale) l’Unione europea potrebbe aumentare il prodotto interno lordo e l’occupazione rispettivamente dell'1,1% e dello 0,5% entro il 2030.

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I lavoratori occupati in tutto il mondo grazie alle energie rinnovabili sono 11 milioni (Pexels.com/Pavel Chernonogo)

"Si sta sviluppando tutta la catena che va dalla costruzione all’approvvigionamento, fino alla distribuzione", ha commentato il direttore generale dell’Irena Francesco La Camera. "Questo perché, al di là degli aspetti ambientali, lo sviluppo dell’energia green ha ricadute anche sui costi e sulla società". In sostanza, lo studio ha stimato come e quanto cambierebbe il sistema produttivo europeo se tutti i paesi fossero coinvolti nella realizzazione di un’economia a basso impatto ambientale, riducendo le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori (trasporti, edilizia, generazione elettrica, ecc.) come richiesto dagli accordi internazionali sul clima e investendo massicciamente in fonti rinnovabili.

Anche in Italia l’utilizzo delle energie rinnovabili è aumentato sempre di più negli ultimi anni, tanto da raggiungere già nel 2015 l’obiettivo del 17% prefissato per il 2020. Una tendenza incentivata soprattutto dai consistenti investimenti che hanno avuto come scopo il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, oltre che l’incremento della loro sostenibilità ambientale. In questi anni è cresciuto anche l'interesse per gli impianti domestici di piccola taglia alimentati dal fotovoltaico, che rappresentano il 51% di tutta la produzione italiana di quest’ultimo.

Per quanto riguarda invece l’energia eolica, essa corrisponde solo al 18% di tutta la produzione da fonti rinnovabili e per questo motivo, tra l'altro, nel Piano nazionale integrato per l’Energia ed il Clima (PNIEC) si fa diretto riferimento anche all’ottimizzazione di questa fonte energetica. Entro il 2030 dovrà anche essere azzerato l’utilizzo del carbone e aumentata l’efficienza energetica del settore residenziale e dei trasporti. Un obiettivo in linea con le previsioni dell’Irena, che prevede già per la fine del prossimo anno che tutte le fonti rinnovabili saranno più competitive di quelle fossili.