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Insight

Il Ceo di Swissgrid: Yves Zumwald

Una chiacchierata con Yves Zumwald, CEO di Swissgrid e membro del board di ENTSO-E, per

"L’eccesso di regolazione uccide l’innovazione. Ma questo non vuol dire che non si possa intervenire sulla regolazione per adeguarla alle grandi sfide aperte dalla transizione energetica in atto”. Yves Zumwald è il CEO di Swissgrid, la Terna svizzera. Ma è anche membro del board di ENTSO-E, l’associazione che raggruppa i gestori delle reti di trasmissione elettrica europei. È in questa veste che ha una visione di ampio raggio su quel che accade nel Vecchio Continente (e non solo nella Ue): i 43 Transmission System Operator (TSO) che aderiscono all’associazione in rappresentanza di 36 Paesi europei, sono alle prese con l’implementazione del terzo Clean Energy Package. Ma sono anche già proiettati verso la necessità di accelerare gli investimenti per consentire alle reti di governare il nuovo modello di produzione elettrica a generazione diffusa. Senza scossoni. Senza mettere a rischio la sicurezza delle forniture elettriche. Zumwald è venuto a Roma per gli Stati Generali della transizione energetica e gli abbiamo chiesto di fare il punto sulla situazione, di fronte alla "carica delle rinnovabili" per loro stessa natura non programmabili, alla chiusura dei vecchi giganti termoelettrici, alla velocità dei cambiamenti in corso. Ecco cosa ci ha risposto.

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Yves Zumwald durante il suo intervento agli Stati generali della transizione energetica il 16 ottobre 2019 a Roma (foto di Imagoeconomica/Stefano Carofei)

Come procede l’attuazione del terzo Pacchetto Energia e quali sono le direttrici che state seguendo?

“Ci stiamo orientando su tre direttrici fondamentali. Il dato di fondo è che dobbiamo aumentare le infrastrutture di trasporto dell’elettricità e accelerare gli investimenti necessari. Il secondo pilastro della nostra azione riguarda l’architettura del mercato. Abbiamo un mercato solo dell’energia ma non è più uno strumento adeguato a fronteggiare le esigenze della transizione energetica. Dobbiamo quindi affiancarlo con altri strumenti - penso per esempio ai contratti di lungo termine - che consentano di remunerare gli investimenti nel lungo periodo”.

Per quale ragione?

“La ragione è che ci troviamo di fronte a un mercato che non dà segnali di prezzo sufficienti agli operatori. Mi spiego meglio. Per realizzare impianti idroelettrici importanti abbiamo ammortamenti di lunga durata: anche 80 anni. Oggi abbiamo la Borsa dell’energia ma l’avvento delle rinnovabili ha portato a una forte volatilità dei prezzi che possono subire variazioni repentine ed elevate nel brevissimo termine. Occorre conciliare queste due diverse esigenze e un solo mercato non è più sufficiente a contemplarle tutte. Servono nuovi strumenti: penso ai Ppa (Power Purchase Agreement), i contratti di acquisto di energia a lungo termine per gli impianti rinnovabili, ma anche al Capacity Market per promuovere investimenti in impianti termoelettrici di nuova generazione in grado di dare flessibilità e stabilità alla rete quando le rinnovabili escono di produzione”.

Chiaro. Qual è il terzo pilastro a cui accennava in precedenza?

“Dobbiamo fare capire a tutti che non ha più senso parlare di una rete elettrica nazionale ma solo ed esclusivamente di una rete europea. I TSO devono coordinarsi, definire codici di rete comuni per favorire la stabilità e l’interconnessione delle reti. Già oggi questo processo è avviato ma sarà più complesso e ambizioso realizzarlo anche in futuro proprio per via delle sfide poste dalla transizione energetica verso le rinnovabili. È indispensabile rinforzare il coordinamento tra i vari gestori e tra le varie nazioni”.

"Servono nuovi strumenti: penso ai Ppa (Power Purchase Agreement), i contratti di acquisto di energia a lungo termine per gli impianti rinnovabili, ma anche al Capacity Market per promuovere investimenti in impianti termoelettrici di nuova generazione in grado di dare flessibilità e stabilità alla rete quando le rinnovabili escono di produzione".

Lei è il Ceo di Swissgrid, il gestore della rete svizzera. Il suo Paese è fuori dalla Ue. Questo comporta un problema?

“La Svizzera è al centro dell’Europa. Abbiamo contratti di interconnessione con la Francia, con la Germania, con l’Austria e ne abbiamo di particolarmente intensi con l’Italia e con Terna. In tutto abbiamo 41 linee che connettono la rete Swissgrid con quelle di altri Paesi e questo contribuisce alla sicurezza delle forniture anche per i nostri vicini. Allo stato attuale non vi sono problemi dal lato tecnico-energetico, ma da quello politico sì. L’Europa spinge per portare la Svizzera verso il modello istituzionale adottato con la Norvegia ma questo implica effetti collaterali - per esempio sul welfare, sul mercato del lavoro - che la Svizzera non si sente di accettare, preferendo la via degli accordi bilaterali. Tutto questo genera incertezza ma sono ottimista sulla possibilità di trovare una soluzione. È interesse dei TSO trovare regole comuni: abbiamo ancora grandi differenze di rete in Europa. Per esempio, la Germania ha avuto un forte impatto nella generazione elettrica in relazione allo sviluppo delle fonti rinnovabili ma la rete non è cambiata alla stessa velocità. Dobbiamo avere regole che consentano di accelerare le infrastrutture: proprio in Svizzera abbiamo dovuto attendere 30 anni per ottenere un’autorizzazione su una linea che ora è in corso di realizzazione. Non è accettabile e soprattutto non è compatibile con l’accelerazione imposta dalla transizione energetica”.

Anche in Svizzera quindi vale il “not in my backyard”. Qual è il rischio o il danno di questo “collo di bottiglia” sulla realizzazione di infrastrutture?

“Secondo ENTSO-E i mancati investimenti in infrastrutture costerebbero agli europei 40 miliardi l’anno nell’orizzonte 2040. Oltre allo spreco di 150 milioni di Megawattora di energia pulita. Per questo investire in infrastrutture è cruciale per l’Europa”.