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In prima linea

Quella volta che abbiamo riparato una linea a 2.200 metri, tra le Dolomiti innevate

Temperatura di meno 15 gradi, sospesi a 25 metri di altezza: è questo il racconto di un intervento epico dei tecnici Terna sulla linea Dobbiaco-Somprade, sotto le tre Cime di Lavaredo.

L’inverno, quando si parla di infrastrutture elettriche, è uno dei periodi più critici. Il maltempo e il freddo mettono a dura prova tutti gli elementi che garantiscono il normale funzionamento della rete elettrica, nonostante le precauzioni e gli accorgimenti del caso. Le linee elettriche sono costruite tenendo conto dei molteplici fattori e dei carichi che andranno ad agire sulle strutture in determinati luoghi e condizioni atmosferiche, ma escludere tutti i rischi è impossibile.

Per conduttori, funi di guardia, sostegni, la principale minaccia è soprattutto una: la neve. Nelle zone montane, oltre a rappresentare una costante nella stagione invernale, la neve può diventare un problema non da poco quando si parla di tralicci ed elettricità. È dalle precipitazioni nevose che si originano infatti i “manicotti”, cilindri di ghiaccio dovuti alla neve bagnata (cioè ad alto contenuto di acqua liquida nel fiocco) che toccano dimensioni anche di dieci volte il diametro del conduttore. Dietro la loro formazione ci sono nevicate con temperature vicine agli zero gradi e basse intensità di vento. A causa di quest’ultimo, la neve bagnata può aderire sul conduttore – il filo dove scorre l’energia elettrica – determinando una rotazione; man mano che si solidifica, ecco che si crea l’effetto del manicotto.

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Questo involucro di neve ghiacciata può diventare così pesante (anche migliaia di chili) da gravare sulla campata, cioè il filo elettrico che unisce tra loro due tralicci. Il sovraccarico si traduce così in danni a conduttori, funi di guardia e sostegni, fino alla rottura di intere parti del traliccio. Inoltre, quando si forma il manicotto, i conduttori possono abbassarsi riducendo la loro distanza di isolamento, che li separa dal terreno e dalla vegetazione circostante. In tutti questi casi, i tecnici di Terna devono ispezionare sul posto la linea e sistemare le parti danneggiate, accertando sul campo anche le condizioni di sicurezza per le persone e le infrastrutture, prima che la linea torni in servizio.

Un procedimento da portare a termine anche se si tratta di zone impervie, come sotto le tre Cime di Lavaredo. È proprio lì che l’11 dicembre 2020, una squadra di sei tecnici operatori di linea si è recata in elicottero per un intervento di manutenzione straordinaria sulla linea Dobbiaco–Somprade. 2.200 metri di quota sul mare, temperatura di meno 15 gradi e 25 metri di altezza: queste sono le condizioni in cui i tecnici di Terna hanno dovuto riparare la mensola di un traliccio piegata dal peso accumulato dei manicotti di ghiaccio.

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Manicotti di ghiaccio sulla linea Dobbiaco-Somprade sotto le suggestive Cime di Lavaredo, nelle Dolomiti tra Alto Adige e Veneto (foto Terna)

Era l’8 dicembre quando la sala controllo di Scorzè (Venezia) riceveva una segnalazione rispetto alla linea Dobbiaco–Somprade. Nei giorni precedenti varie tempeste di neve avevano interessato la zona del Trentino-Alto Adige fino al Friuli-Venezia Giulia, oltre che nella provincia di Belluno e nella zona alpina. Viste le previsioni di maltempo, l’Unità Impianti di Vittorio Veneto era già stata preallertata per assicurare la massima operatività; gli elicotteri Terna erano già pronti per dare una mano nelle ispezioni. Nello specifico, la segnalazione indicava un’interruzione della linea. Nonostante le protezioni - che di base tentano il ripristino automatico della stessa - questa non rientrava in esercizio: era quindi dichiarata “fuori tensione”.

Dal tipo di informazione ricevuta dal centro di controllo, è possibile capire di che tipo di guasto si tratti. In questo caso, un contatto fase-terra, può dare origine a diverse possibilità: un contatto conduttore-sostegno, la caduta a terra del conduttore oppure una pianta caduta sui fili dell’alta tensione. Gli operatori, studiando l’indicazione della distanza, possono però intuire di più e scartare a priori alcuni guasti. Essendo la zona quella delle tre Cime di Lavaredo, dove non ci sono molti alberi, l’ipotesi più probabile era che si fosse piegata una mensola o che fosse caduto il conduttore.

Di norma, la procedura prevede un’ispezione in loco per capire l’entità del guaio, a piedi o in elicottero. Ma le condizioni meteo non lo permettevano, né in un modo né nell’altro: le tormente di neve in corso erano tali da non poter garantire la sicurezza degli operatori. Con il maltempo era infatti pressoché impossibile volare con l’elicottero; a terra, invece, c’erano circa tre metri di neve a impedire di raggiungere fisicamente la linea.

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I tecnici Terna raggiungono a piedi l'elettrodotto Dobbiaco-Somprade, a 2.200 metri sopra il livello del mare (foto Terna)

Sono dovuti passare due giorni, prima che la neve desse abbastanza tregua per ispezionare il luogo. Il 10 dicembre, grazie all’elicottero, gli operatori sono riusciti a uscire e hanno verificato che sul palo 39, vicino alle Cime, c’era effettivamente un problema: una delle mensole si era deformata e piegandosi non garantiva più la distanza di sicurezza tra i vari conduttori. Le protezioni avevano agito in modo tempestivo e nessuno era al buio, ma la linea doveva essere riparata al più presto. Avendo individuato il punto e la tipologia del guasto, a questo punto era possibile pianificare l’intervento ponendo al primo posto la sicurezza e analizzando ogni rischio, dettaglio, problema.

Come anticipato, il posto era irraggiungibile. L’unico modo per arrivare sulle Cime era trasportando le persone e il materiale con gli elicotteri, ma rimaneva il problema della neve fresca. Per questo motivo, sono venuti in aiuto dei tecnici Terna anche due esperti del luogo: una guida alpina e un operatore del soccorso alpino. Anche loro sarebbero stati trasportati in elicottero insieme alla squadra, in modo da preparare la piazzola di atterraggio e il percorso verso la linea. Inoltre, nell’attesa della conclusione dei lavori, i due esperti avrebbero aperto una pista per arrivare fino al rifugio Auronzo, a poca distanza dal traliccio. Nel caso di nebbia, almeno, sarebbe stato possibile seguire le loro tracce e orientarsi.

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Un’altra grande criticità era infatti la tempistica. La finestra di bel tempo in cui effettuare l’operazione era purtroppo molto limitata; il meteo parlava di qualche ora, dalle 9 alle 14. Il rischio era che gli uomini rimanessero bloccati lì, senza possibilità di essere recuperati dall’elicottero, se fosse salita la nebbia o il tempo fosse peggiorato. Il piano B prevedeva quindi la dotazione di sacchi a pelo e generi di conforto agli operatori, per resistere eventualmente un paio di giorni (fino al ritorno del tempo sereno) al rifugio Auronzo: una soluzione necessaria per affrontare la nottata in sicurezza. Le disposizioni prevedevano comunque il ritorno immediato alla base, via aria, nel caso non ci fossero state le condizioni di sicurezza necessarie per operare; le persone vengono sempre prima di tutto il resto.

Le persone Terna questa volta erano sei e, nonostante le difficoltà, sono riuscite a portare a termine la “missione” senza sbavature, in solo un’ora e mezza. Nella pratica l’intervento consisteva nel bloccare la mensola al corpo principale del palo. Per farlo, gli operatori sono dovuti salire sul palo (alto 25 metri) in condizioni di neve e ghiaccio arrampicandosi in doppia cinghia. In realtà, 25 metri di altezza non sono nemmeno tanti per questi esperti: tuttavia, con tre metri di neve fresca sotto e il palo avvolto completamente dal ghiaccio, l’azione di arrampicarsi non è così banale e non lo è nemmeno avvitare una vite o un bullone, con meno 15 gradi.

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I tecnici Terna impegnati nella riparazione di una mensola dell'elettrodotto Dobbiaco-Somprade, a 2.200 metri sopra il livello del mare (foto Terna)
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Tre uomini sono saliti sul traliccio e tre sono rimasti a terra, per dare una mano con i pezzi e coordinare le operazioni. L’obiettivo era quello di fare meno spostamenti possibili, per diminuire il rischio di scivolamento; meno persone avrebbe voluto dire usare più tempo, ma non ce n’era abbastanza. La rapidità era fondamentale, per l’esercizio della rete, ma anche per una questione di sicurezza. Se fosse arrivato il maltempo, infatti, non sarebbe stato semplice scendere. La mensola è stata spinta fuori e assicurata al pilone, per garantire l’esercizio dell’impianto fino a fine inverno, prima della sostituzione definitiva. Le operazioni in quota difficilmente sono standard, servono soluzioni ad hoc. Le istruzioni operative sono studiate per filo e per segno, ma in caso di guasto bisogna spesso “improvvisare” e valutare sul momento, sempre in assoluta sicurezza.

Terna, da questo punto di vista, assicura una formazione piuttosto lunga nei propri campi di addestramento: gli operatori si allenano su tutti i fronti, da come mettere le cinghie, alla salita e discesa sul palo, fino alle operazioni da fare una volta in quota sui sostegni. Nel corso degli anni ci sono sessioni di aggiornamento, perché dispositivi di protezione e procedure cambiano. Ogni intervento è infatti una possibilità per migliorare, per capire se i mezzi a disposizione sono adatti e per aumentare la confidenza e la sicurezza degli operatori. Anche in questo caso, sempre, le persone prima di tutto.