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In prima linea

Per chi cura la rete potando gli alberi, la natura non va in quarantena

L’energia delle persone di Terna ai tempi del Covid-19 Mirko Pedezzi dell’Unità impianti di Brescia, 38 anni, lavora ancora sul campo in uno dei territori più colpiti dal virus, perché la natura non si ferma.

La primavera non va in quarantena. In tempi di Coronavirus, la natura è in pieno risveglio: le piante crescono, gli alberi si infoltiscono e rischiano di coprire o ingombrare tante cose; tra queste ci sono i tralicci dell’energia elettrica. Quell’elettricità di cui non possiamo fare a meno normalmente, figuriamoci se costretti a casa, magari a lavorare e comunque con tutti i consumi domestici a pieno regime. Diversamente da altri suoi colleghi di Terna che possono lavorare da casa, in smartworking, il lavoro di Mirko Pedezzi, 38enne operaio della Valcamonica, è sul campo. Cioè sul territorio.

È una delle tante persone che in queste settimane sta continuando a svolgere il suo compito, una di quelle attività necessarie che non vengono fermate nemmeno dalle misure più restrittive. In Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, Pedezzi è inserito nell’Unità impianti di Brescia, quella che opera su una rete di circa 2.400 km (copre tutta la provincia e anche quelle di Cremona, Mantova e parte di quella di Bergamo), composta prevalentemente da elettrodotti.

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L'attività di taglio e potatura delle piante è fondamentale per garantire il corretto funzionamento delle linee elettriche (foto Terna)

“Da novembre ad inizio aprile – spiega l’operaio specializzato in linee (altre unità si occupano invece delle stazioni elettriche) – il nostro lavoro consiste quasi esclusivamente nel tagliare le piante che possono danneggiare i fili dei tralicci. Che siano alberi di parchi pubblici o di giardini privati, è un lavoro molto lungo, che richiede anche una parte burocratica per le autorizzazioni e che viene svolto ovviamente da più persone”. Pur proseguendo a pieno regime, il lavoro di Pedezzi e dei suoi colleghi è stato tuttavia riorganizzato in questa fase di emergenza da epidemia Covid-19 e viene portato avanti con tutte le cautele del caso. I 18 operai dell’Unità bresciana sono stati divisi in 4 squadre da 4-5 persone l’una e nessuna squadra entra in contatto fisico con l’altra. Inoltre, è stato stabilito un regime di alternanza per cui ogni settimana la metà del team lavora e l’altra metà resta a casa, rendendosi reperibile solo in caso di emergenze.

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Mirko Pedezzi al lavoro per sgombrare dai rami il tracciato della linea elettrica

“Una parte dell’attività – racconta ancora Pedezzi –, direi il 60%, è appaltato a due ditte esterne. In quel caso si tratta solo di accompagnarli e supervisionare il loro lavoro. Di questo, in questo periodo, mi sto occupando proprio io, li seguo da solo con la mia Jeep e rispettiamo le distanze. Anche loro si sono dotati di mascherine per lavorare in sicurezza”. Nel frattempo, gli altri 3 membri dell’equipe di cui fa parte Pedezzi (il quinto è in malattia per un problema alla schiena) vanno a loro volta a tagliare piante, muovendosi con tre mezzi diversi. I quattro non vengono quasi mai in contatto fra loro: “Velocemente in ufficio, ma il contatto è limitato a noi quattro”. La rete di tralicci di loro competenza è una delle più lunghe di Italia, e si inerpica anche in territori montuosi e impervi, al confine col Trentino. E succede anche di mangiare al volo un panino lungo un torrente, una pausa-pranzo inconsueta per tanti che invece sono abituati a lavorare in ufficio.

“D’inverno capita anche di essere trasportati in elicottero – rivela ancora l’operaio specializzato -. Ma non lo definirei un lavoro pericoloso: noi di Terna non ci arrampichiamo letteralmente sugli alberi, quel lavoro lì lo fanno le imprese esterne e in massima sicurezza. I loro operai utilizzano i ramponi e hanno fatto corsi specifici di tree climbing”. Nell’era della tecnologia, il taglio delle piante avviene dunque alla “vecchia maniera”, esattamente come ce lo immaginiamo: arrampicata e motosega. Il tutto mentre, pochi metri sotto, la vita si è quasi fermata per l'emergenza sanitaria. Soprattutto nella provincia di Brescia, una delle più colpite dal contagio: “Due mesi fa ho preso accordi con un anziano proprietario di un terreno su cui intervenire. Pochi giorni fa abbiamo fatto il lavoro e ho scoperto con dispiacere che purtroppo è morto di coronavirus”.