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In prima linea

Il nuovo elettrodotto di Capri raccontato da chi lo ha fatto

L’elettrodotto di Capri è di importanza storica. Ecco le sfide tecnologiche, il contesto archeologico e ambientale, le lezioni apprese durante il cantiere nel resoconto degli ingegneri di Terna.

"Perché è importante il nuovo elettrodotto? Perché alimenta Capri, naturalmente. Perché non è un’opera fine a se stessa ma consente anche di completare il riassetto della rete nell’area della penisola sorrentina. Perché ora tenere acceso un refrigeratore, un impianto di condizionamento non sarà più un problema. Perché migliora la vita delle persone che vivono sull’isola e dei turisti che la visitano. Perché migliora l’ambiente. Perché…".

Sono mille le ragioni che, mentre si spengono le luci sull’inaugurazione del nuovo elettrodotto invisibile tra Capri e Sorrento - ospitata dalla stazione elettrica sull'isola il 14 ottobre 2020 - sottolineano la portata storica di un giorno che i capresi hanno atteso con grande partecipazione. Riccardo De Zan e Francesco Perda ne parlano con la soddisfazione di chi ha visto nascere e crescere il progetto passo dopo passo. De Zan è il responsabile di Terna per l’Unità Organizzativa "Progettazione e Realizzazione Impianti HVDC e Marini". E Perda lavora con lui nella stessa unità. Il primo passo è stato compiuto nel 2012 con l’avvio dei lavori per il primo cavo sottomarino tra Torre Annunziata e Capri e per la realizzazione della nuova stazione elettrica, entrati in esercizio nel 2017.

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Le operazioni di posa del cavo elettrico a Sorrento nel dicembre del 2019 (foto Terna)

Si è trattato di una tappa davvero storica per l’isola che, fino ad allora veniva alimentata da una centrale privata a gasolio, insufficiente a garantire la copertura dei consumi e molto inquinante, osteggiata dagli ambientalisti. Il nuovo passo, la messa in attività del secondo cavo sottomarino chiude il cerchio del definitivo collegamento di Capri con l’Italia continentale, un collegamento bidirezionale (da e verso la penisola) che porta una potenza elettrica di 100 MegaWatt a fronte di un fabbisogno che per l’isola arriva a circa 20 MW d’estate e consente anche a Sorrento e all’area che raggiunge Torre Annunziata di avere elettricità stabile e una rete affidabile, con un deciso taglio alle emissioni di CO2.

Capri è forse l’isola più bella del Mediterraneo e una delle più belle al mondo, l’isola che l’imperatore Tiberio scelse per la sua splendida Villa Jovis e che da allora ha attirato intellettuali, registi, attori e celebrità di ogni tipo, mescolando storia, cultura, ambiente e dolce vita. Non era certo facile intervenire con un progetto infrastrutturale che doveva da un lato offrire il massimo della qualità tecnologica e dell’efficienza e dall’altro garantire il rigoroso rispetto di mare, fauna, flora e reperti archeologici. “La gestazione è stata complessa anche per l’interlocuzione con le Soprintendenze - spiega Riccardo De Zan che ha seguito e sta seguendo i grandi elettrodotti sottomarini di Terna - ma poi la realizzazione è stata meno faticosa e dopo aver iniziato i lavori nell’ottobre 2018 li abbiamo conclusi esattamente due anni dopo”.

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Il presidente del consiglio Giuseppe Conte e l'ad di Terna Stefano Donnarumma a margine dell'inaugurazione del nuovo collegamento elettrico di Capri il 14 ottobre 2020 (foto Terna)

Se è vero, sottolinea ancora l’ingegnere, che “ogni cantiere ha una storia a sé, questo ha confermato l’expertise di Terna nel settore delle opere sottomarine. I cavi sottomarini sono pochi anche se si vanno diffondendo in tutta l’Europa proprio per il ridotto impatto visivo”. L’anello Torre Annunziata-Capri-Sorrento ha perciò beneficiato della grande esperienza accumulata dal TSO nazionale con elettrodotti sottomarini da record: il cavo Italia-Grecia a mille metri sotto il mare, inaugurato nel 2002; il Sapei, tra Sardegna e Lazio (oltre 400 km di cavo a 1600 metri di profondità) operativo dal 2010; l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi tra Calabria e Sicilia in esercizio dal 2016; il “ponte” Italia-Montenegro che passa a 1200 metri sotto il mare, inaugurato a fine 2019.

Il cantiere caprese ha avuto le sue peculiarità. “Il possibile rinvenimento di reperti archeologici nell’area inizialmente individuata per la Stazione elettrica - aggiunge Francesco Perda - ha imposto di spostare l’edificio più in basso, vicino all’isola ecologica. E la progettazione della centrale è stata particolarmente curata per integrarla con lo stile dell’isola. L’attività all’approdo di Marina Grande ha richiesto una specifica messa in sicurezza del costone roccioso e i tubi in acciaio che portano i cavi dall’approdo alla stazione, quasi in verticale, sono verdi e ormai ricoperti da vegetazione tanto che sono praticamente invisibili anche sotto la lente di Google Maps”.

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La nuova stazione elettrica di Terna a Capri (foto Terna)

Un discorso a parte riguarda la Poseidonia. “Per non danneggiare le praterie sottomarine ci siamo avvalsi - prosegue De Zan - del directional drilling che ha consentito di realizzare, con un’apposita “talpa”, sotto le piante, un microtunnel all’interno del quale è stato alloggiato il cavo. Per farlo sono stati ingaggiati sommozzatori che hanno lavorato a 30 metri di profondità e quindi con un tempo molto limitato di permanenza sotto l’acqua e camera iperbarica all’uscita”. Il cavo sottomarino è stato poi protetto o adagiandolo in una trincea sottomarina scavata per ospitarlo (l’operazione si chiama jetting) o coprendolo con cumuli di pietre. Questa seconda soluzione è stata scelta per il tratto nel porto di Sorrento. “Ricordo perfettamente che era in corso la partita Lazio-Atalanta quando è intervenuta la capitaneria del porto: temeva che il materiale pietroso che stavamo scaricando in mare per proteggere il cavo potesse arrecare problemi al bacino portuale. Ero allo stadio, di sabato sera con i figli, e ho passato tutto l'incontro al telefono... con la capitaneria nel frattempo sulla nave per verificare le autorizzazioni!”.

"Il cavo sottomarino è stato protetto o adagiandolo in una trincea sottomarina scavata per ospitarlo, con l’operazione che si chiama "jetting", o coprendolo con cumuli di pietre".

Gli episodi si susseguono e Capri sarà ricordato come un cantiere molto partecipato dalle istituzioni locali e dalla popolazione. “Abbiamo avuto un’accoglienza molto positiva dopo anni di alimentazione elettrica discontinua, con momenti di autentica commozione: ricordo quella di un anziano quando ha visto arrivare il cavo che avrebbe assicurato la certezza di un approvvigionamento stabile per il futuro”. I disservizi ora dovrebbero migliorare anche se la rete Terna assicura la trasmissione fino ai quadri di distribuzione: da lì in poi la competenza e la responsabilità di eventuali distacchi di corrente è del singolo distributore locale.

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I sub impegnati nella posa del cavo sottomarino tra Capri e Sorrento (foto Terna)

Si chiude un capitolo, ma se ne aprono molti altri. Per il collegamento con cavi sottomarini in altre isole minori - Favignana nelle Egadi o Ischia ma anche l’Elba - nuovi progetti sono in fase di studio o sono già pronti per essere inseriti nel prossimo piano di sviluppo di Terna. Opere più rilevanti sono in vista per le isole maggiori come il Sacoi 3 (triangolazione Sardegna, Corsica, penisola italiana) o in fase di studio come il Tyrrenian link - tra Campania, Sardegna e Sicilia - e che si preannuncia come il più importante progetto in cavo sottomarino mai realizzato da Terna, fondamentale per il phase out dal carbone in Sardegna previsto per il 2025. Ancora, strategico e di rilevanza geopolitica è il Tunita, il cavo sottomarino tra Italia e Tunisia che punta a connettere il mercato nord africano con quello europeo. Il progetto è stato incluso nella terza lista dei Progetti di Interesse Comune (Pci) pubblicata dalla Commissione Ue.