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Ora legale, cosa c’è dietro lo spostamento delle lancette

Sessanta minuti in avanti nei mesi primaverili ed estivi, con una serie di benefici elettrici, economici e ambientali. I calcoli di Terna.

Da decenni, ormai, l’ultima domenica di marzo coincide con l’entrata in vigore dell’ora legale: alle ore 2 di notte, infatti, spostiamo in avanti le lancette dell’orologio di sessanta minuti, sui dispositivi elettronici è automatico. Dopo sette mesi, quest’anno cade di 25 ottobre, si fa l’inverso, perché torna l’ora solare. In questo articolo raccontiamo cosa c’è dietro i calcoli di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale: numeri che svelano i benefici per il sistema elettrico, e quindi di risparmio economico e di sostenibilità ambientale, legati all’applicazione dell’ora legale.

Il contenimento dei consumi di elettricità è un tema di grande attualità ma l’efficienza energetica, una delle sue componenti fondamentali, ha ormai superato il secolo di vita. L’ora legale è stata infatti istituita in Italia, e in diversi altri Paesi europei, nel 1916. Ogni anno Terna valuta l’effetto di questa misura – il passaggio da ora solare a ora legale nei mesi da fine marzo a fine ottobre – sui consumi elettrici italiani e ne stima i benefici economici e ambientali per i cittadini e per le imprese.

I dati per il 2026: minori consumi elettrici per 302 milioni di kWh. Alla fine di fine marzo, Terna pubblica una stima dell’impatto che l’applicazione dell’ora legale avrà per i 7 mesi successivi in termini di minori consumi elettrici, e quindi quale sarà il risparmio sui costi dell’energia per il Paese e il beneficio ambientale legato alla riduzione delle emissioni di gas serra. Per il 2026, Terna ha stimato che nei mesi in cui è in vigore l’ora legale, dal 29 marzo al 25 ottobre, l’Italia risparmierà circa 302 milioni di chilowattora (kWh). Per avere un’idea più precisa, è come se più di 115 mila famiglie italiane non consumassero energia elettrica nel corso di un anno intero: immaginate di “spegnere” una città come Vicenza, Siracusa o Pescara per tutto il 2026.

Perché con l’ora legale si consuma meno energia elettrica. Nella parte finale del mese di marzo, con l’allungarsi delle giornate (e qui entra in gioco l’inclinazione dell’asse terrestre che, da dicembre, determina nel nostro emisfero una progressiva inclinazione verso il Sole e quindi una maggiore esposizione alla luce fino all’inizio dell’estate), molte persone si svegliano quando c’è già luce da almeno un’ora, mentre la sera si utilizza ancora l’illuminazione artificiale per diverse ore. Con l’ora legale, invece, si guadagna un’ora di luce naturale riducendo quindi la sera il ricorso all’illuminazione artificiale di case, uffici, strade ed esercizi commerciali.

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Una delle sale del Centro Nazionale di Controllo: da qui Terna monitora, istante per istante, i flussi di energia elettrica sulla rete di trasmissione nazionale (foto Terna).

Il calcolo del risparmio. Da un punto di vista concettuale è abbastanza semplice: Terna confronta i consumi elettrici del periodo precedente con quelli del periodo successivo all’entrata in vigore dell’ora legale. Tuttavia, nella realtà è un po’ più complicato perché la variazione dei consumi elettrici è legata a diversi fattori: tra questi, la temperatura, la nuvolosità o, per esempio, i giorni di festività e i “ponti”. Il compito di Terna è depurare l’andamento del fabbisogno da questi elementi in modo che rimanga solo l’effetto dello spostamento di orario. Quindi, in pratica, si analizzano i consumi elettrici registrati nella settimana prima e dopo l’ora legale e gli vengono applicati alcuni fattori correttivi per renderli confrontabili. Più complicato è invece stimare la proiezione di questo beneficio, che tende a diminuire nelle settimane successive a quella del cambio ora.

Perché, oltre a quello energetico, l’ora legale apporta anche un beneficio per l’ambiente. Anche se la produzione delle fonti rinnovabili ricopre un ruolo sempre più rilevante, l’energia che consumiamo è in parte prodotta da centrali tradizionali che, utilizzando i combustibili fossili, emettono l’anidride carbonica che contribuisce all’effetto serra. L’applicazione dell’ora legale consente di utilizzare meno queste fonti inquinanti e ridurre così le emissioni di CO2. Terna ha stimato che nel 2026, proprio grazie all’ora legale, circa 142 mila tonnellate di CO2 non saranno immesse in atmosfera.

Quali sono i benefici economici. Oltre a essere un vantaggio per l’ambiente, l’ora legale lo è anche per le nostre tasche: minori consumi di energia elettrica significano, infatti, anche minori costi per i cittadini. Il beneficio economico stimato per il periodo di ora legale nel 2026 è calcolato considerando che il costo del kilowattora medio per il “cliente domestico tipo in tutela” (quello preso in analisi da Terna, secondo i dati dell’ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) è, per il primo trimestre 2026, pari a circa 26,63 centesimi di euro al lordo delle imposte. Con un semplice calcolo, è possibile constatare che i 302 milioni di kWh in meno equivalgono a un importo di 80 milioni di euro.

Dal 2004, secondo le analisi di Terna, l’ora legale ha fatto consumare meno al sistema Paese complessivamente oltre 12 miliardi di kWh, un valore che si traduce in un risparmio economico per i cittadini pari a circa 2,3 miliardi di euro. Può sembrare poco, ma è senza dubbio un contributo di assoluta importanza: 12 miliardi di kWh sono il consumo annuo medio (2024) di Calabria e Sardegna o Marche e Abruzzo messe insieme. Va detto, però, che il risparmio in termini energetici si va riducendo di anno in anno perché con la diffusione delle lampadine a led e di molti sistemi ad alta efficienza si è ridotta l’energia necessaria per l’illuminazione o altre attività.

I mesi in cui è più evidente il beneficio dell’ora legale. Nel periodo di ora legale, i mesi che registrano il maggior risparmio energetico sono aprile e ottobre, con giornate più “corte” in termini di luce naturale, rispetto agli altri mesi del periodo. Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’uso della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi come giugno, luglio e agosto, invece, poiché le giornate sono già più “lunghe” rispetto ad aprile, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate e questo fa registrare valori meno evidenti in termini di risparmio elettrico.